‎BRESCIA‬, LA PROTESTA DEI PROFUGHI: «CIBO E OSPITALITÀ DI BASSA QUALITÀ»

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Cibo scarso e di pessima qualità, mancata assistenza sanitaria, rapporti pessimi con i gestori. Sono le questioni all’origine della protesta che martedì ha avuto come protagonisti una trentina di richiedenti asilo ospitati nell’ex agriturismo la Fioreria di Montirone. Il gruppo di immigrati – formato per metà da ragazzi pakistani e per metà da ragazzi da Nigeria, Gambia, e Ghana – dopo aver attuato uno sciopero della fame la sera di lunedì, ieri mattina si è prima recato in via Lupi di Toscana, dove si trovano gli uffici dello Sportello Unico Immigrazione, poi in Broletto, dove una delegazione ha incontrato la capo di Gabinetto della prefettura Fabrizia Triolo. Una situazione che subito è apparsa delicata.

Gli immigrati sono ospiti di Marco Riva, titolare dell’Hotel Niga

Brescia è sì infatti esempio positivo di micro accoglienza per circa la metà dei 1.500 richiedenti asilo che si trovano in provincia ma l’altra metà è però ospite negli alberghi o in strutture da essi gestite e una protesta del genere non poteva che suscitare preoccupazione. Non solo perché le proteste di piazza dei migranti richiamano alla memoria i tempi della gru o dell’occupazione di piazza Loggia ma soprattutto per il fatto che gli immigrati protagonisti della protesta sono peraltro solo una piccola parte dei circa 200 richiedenti asilo (che, a 35 euro al giorno, fanno più di 200 mila euro al mese) che in provincia di Brescia sono gestiti da Marco Riva, il titolare dell’Hotel Niga di Azzano Mella. Immediato è stato quindi l’incontro in prefettura, durante il quale è stato detto che sarebbero stati fatti maggiori controlli rispetto al previsto. Una rassicurazione che però non è stata sufficiente a placare i malumori.

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