Agna: Troppi immigrati fra le nostre bancarelle, fanno scappare i clienti

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AGNA. Ci sono anche le giovani migranti ospiti dei centri di San Siro e Conetta fra i clienti del mercato della domenica in centro ad Agna. Sono ragazze di vent’anni, o anche meno, si muovono in gruppo. Alcune di loro indossano giubbotti colorati, scarpe e vestiti nuovi e suscitano meno diffidenza dei connazionali maschi, che si aggirano assai più numerosi fra i banchi.

«Non è di queste ragazze che abbiamo paura» spiegano alcuni ambulanti, «ma dei giovanotti che vagano per tutto il giorno. Non si sa mai che intenzioni possano avere e noi dobbiamo tenere gli occhi aperti». Cinque ragazze chiedono conferma di un prezzo scontato di alcuni calzini. «Siamo arrivate a Bagnoli un mese fa, veniamo dall’Eritrea» racconta la più grande di loro, sorridendo gentile. Però quando le chiedi come si trovano l’espressione del volto cambia. «Non stiamo bene, c’è troppa gente in quel centro, si dorme male, si mangia male, non abbiamo nulla da fare. Speriamo di poter partire presto, vogliamo andarcene dall’Italia». Intanto hanno saputo del mercato della domenica, dove possono passeggiare per qualche ora in “libertà”, regalandosi qualche scampolo di vita normale. Nell’ex base le donne sono appena trenta, contro 900 uomini, e sono sorvegliate giorno e notte nell’area a loro riservata in cui trascorrono gran parte del loro tempo. Alcuni gruppetti di migranti sono accompagnati al mercato dai mediatori culturali, altri invece si muovono per proprio conto.

Qualcuno fa qualche piccola spesa, molti altri invece si limitano a guardare. Un po’ troppo però, affermano i commercianti. Adelino Tosello ha un banco di abbigliamento e biancheria in piazza e mostra le panchine girate a terra, in un angolo. «Abbiamo chiesto noi di metterle così» spiega, «perché c’erano diversi stranieri che trascorrevano tutto il giorno seduti qui davanti, a fissare con insistenza quel che fai e a fotografarti con il cellulare. I clienti ci pagano in contanti, mettiamo i soldi in tasca o in una cassettina e ci sentiamo continuamente osservati. Ovviamente abbiamo paura di fare un passo in più e dobbiamo stare sempre sul chi vive. Ormai abbiamo incassi da mercatino delle pulci per il calo delle vendite e la concorrenza spietata dei centri commerciali aperti tutte le domeniche. Così la gente preferisce andare altrove».

Luca Meneghetti vende piante e sementi: «Ci fanno scappare i clienti perché si avvicinano al banco chiedendo l’elemosina, anche con insistenza. Quindi se qualche cliente stava aspettando il suo turno desiste e va altrove. Sono d’accordo con la soluzione». «La gente, specie se anziana» aggiunge Achille Capuzzo dal suo banco di ortofrutta, «è preoccupata e infastidita. Non tutti questi ragazzi hanno cattive intenzioni, qualcuno di loro si ferma anche per comprare qualcosa, ma sicuramente notiamo un calo nelle vendite».

«C’è meno giro alla domenica» aggiunge Daniele Lotto dalla sua edicola, «questo via vai di profughi di certo non ci aiuta, considerato anche il periodo di crisi che stiamo attraversando». La signora Lorenzina abita in via Bole, una delle zone più frequentate dai migranti per la presenza di un negozio. «Passano ore in strada a bere e fumare, fino a sera. Molti sporcano o gettano bottiglie e cartacce nei nostri giardini, si comportano come se fossero loro i padroni. E molti di noi non hanno il coraggio di affrontarli, non si sa mai come possano reagire».

Il sindaco Gianluca Piva intanto sta raccogliendo gli ultimi questionari distribuiti ad ambulanti e commercianti per capire l’impatto della continua presenza di migranti. «Nei prossimi giorni metteremo insieme tutte le risposte» spiega, «e invieremo

i dati al Ministro dell’Interno e a tutte le autorità. L’80 per cento dei commercianti conferma l’impatto negativo e lamenta un calo degli incassi fra il 20 e il 50 per cento. Il nostro mercato è uno dei più belli della provincia, non vogliamo vederlo morire».