Ai nostri nipoti racconteremo: «C’erano una volta gli italiani…»

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Culle vuote, idioti contenti

Il problema demografico pare non interessare nessuno. Nel mentre l’Italia affonda e le nascite tendono sempre più verso l’estinzione del popolo italiano.

Gli ultimi dati sulla natalità e fecondità pubblicati dall’Istat non sono sicuramente di grande conforto per tutti coloro i quali hanno a cuore il destino del nostro Bel Paese. Negli ultimi otto anni le nascite sono diminuite di oltre 100 mila unità ed in particolare nell’anno 2016 gli iscritti all’anagrafe sono oltre 12 mila in meno rispetto all’anno 2015. Inoltre, sempre secondo quanto riportato dall’Istat, la vera causa della diminuzione delle nascite è riscontrabile dal fatto che il numero di matrimoni – che nel 2014 hanno toccato il minimo storico di 189.765 nozze celebrate – sta progressivamente diminuendo anno dopo anno.

I dati suesposti parlano chiaro: l’Italia è un paese sempre più popolato da anziani.Il popolo italiano si sta lentamente estinguendo. Le donne italiane sono sempre meno propense ad avere figli la media è di 1,26 figli rispetto alla media dell’ 1,97  delle donne straniere residenti in Italia. Ma cosa spinge le famiglie italiane ad avere sempre meno bambini?

Uno dei primi fattori è la crisi economica e finanziaria che affligge l’Italia e tutto il Mondo Occidentale da più di dieci anni. La famiglia non è più considerata il baluardo su cui fondare la civiltà del presente e del futuro. A dire il vero, la politica italiana dal dopoguerra ad oggi non si è mai seriamente interessata alla famiglia come cellula sociale. Tutto ciò è riscontrabile nell’attuazione a dismisura di becere e folli politiche liberiste, le quali non solo hanno messo sotto scacco la famiglia, ma anche l’intera struttura dello Stato sociale. Esso funziona poco e male e la causa principale è da rinvenire nella mancanza di fondi da investire nelle politiche sociali. E pure, voltando il nostro sguardo verso est, potremmo accorgerci che la Russia di Putin – nei prossimi tre anni- avvierà un piano di investimenti a sostegno della natalità pari 500 miliardi di rubli (7,2 miliardi di euro). L’Italia, per sopperire alla mancanza di prole, preferisce integrare individui deculturizzati e provenienti da posti più disparati dell’Africa e pronti ad essere immessi nel mercato del lavoro in termini di sfruttamento e senza la garanzia di diritti sociali.

Tra l’altro, questo modus operandi comporta anche una spesa nettamente superiore: l’investimento mensile dello Stato per una donna incinta, infatti, è pari circa al costo giornaliero per ogni immigrato.

Deve essere chiaro ai molti che la famiglia, intesa nel senso costituzionale di società naturale fondata sul matrimonio, è ormai considerata arcaica e non più al passato con i tempi. Nell’epoca in cui si propongono variegati modelli di famiglie composte da tanti individui – senza identità e sessualità – sempre in competizione tra di loro ciò non dovrebbe soprendere. Inoltre, all’interno di queste nuove entità astratte e prive di amore oblativo vengono disprezzati – in nome di una presunta emancipazione femminile – il concetto di autorità e financo la figura del padre.

Pertanto, il problema non appare semplicemente economico-politico ma è anche di carattere culturale . Le politiche sociali a favore della famiglia sono ben accette, ma esse rimarranno fine a se stesse se non si afferma una presa di coscienza sociale. La vera battaglia culturale sarà quella di salvaguardare la famiglia – comunità solidale resistente alle mode ed ai tempi – all’interno della quale dovranno nascere, crescere e formarsi gli Italiani di domani.

Fonte: L’INTELLETTUALE DISSIDENTE

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