Alberto Bagnai, Maastricht e Schengen: due facce della stessa medaglia per colpire i paesi più deboli

102

Il Prof. Alberto Bagnai offre sul suo blog Goofynomics un parallelo tra Schengen e Maastricht che merita di essere letto. Siate almeno curiosi e spendete tre minuti della vostra vita. Non avete almeno il dubbio che il mondo non è proprio quello che vi racconta Repubblica?

Da Goofynomics:

Ecco, diciamo che qui c’è tutto. L’unione territoriale (abolizione delle frontiere interne) di Schengen è sostanzialmente isomorfa all’unione monetaria di Maastricht. Le intenzioni dichiarate sono sempre ottime: aiutare chi è rimasto indietro (inondandolo di capitali: Maastricht) e promuovere la libertà (di movimento: Schengen). Sembrano slogan berlusconiani, e infatti sono slogan liberisti, ma le anime belle “de sinistra” li ripetono a vanvera perché così detta loro la loro appartenenza, e quindi non si danno pena di squarciare il velo della retorica (che peraltro è una garza molto sottile) per individuare la realtà, la struttura economica del progetto, che è quella di consentire alla potenza egemone di fare dumping valutario (svalutazione competitiva attraverso l’indebolimento della moneta comune sui mercati terzi: il marco sarebbe forte, l’euro è debole e questo a un pezzo di Germania fa comodo), e di attirare lavoro compensando uno squilibrio demografico che nel dibattito viene sistematicamente ignorato (ma non da noi).

In entrambi i casi c’è però un problema, che poi, se vogliamo, in termini normativi scaturisce dall’approccio “armiamoci e partite” strutturale alla retorica politica europea (basata su quella che Majone chiama la prevalenza del processo sul risultato, e che a Roma si chiama “dimo famo”): per illudersi di andare avanti basta firmare trattati. Verificarne i risultati, il conseguimento degli obiettivi, è problema che riguarda chi verrà dopo (vedi il post precedente), il quale, a sua volta, se la caverà dicendo che i risultati non ci sono perché non sono stati firmati abbastanza trattati (o fatte abbastanza foto di gruppo in località sempre più remote dal dissenso popolare montante). Un approccio reso letale da alcune dosi di “fate presto”, le quali comportano che il cambiamento istituzionale venga realizzato da un lato col metodo Juncker, e dall’altro senza definire esattamente come e da chi dovrà essere gestito (anche perché, e questo è un altro problema, la retorica del metodo “comunitario” si scontra con la realtà dell’approccio “intergovernativo”, per cui si sa benissimo che quando i problemi sorgeranno, l’emergenza giustificherà che essi siano gestiti da istituzioni che non hanno alcuna particolare legittimazione a farlo, il che apre ulteriori finestre di opportunità a favore della potenza egemone, come il caso greco dimostra).
Sapete quindi che i Trattati non dicono chi debba gestire il valore esterno dell’euro (si assume che sia la Bce “indipendente” a farlo, ma, come vi ho ricordato, Wyplosz nota che questo non sta scritto da nessuna parte), e ci siamo anche detti che quando Schengen nasce non esiste un organismo che debba gestire la frontiera comune (ora esiste, è Frontex, e non mi è chiaro né quanto stia effettivamente supportando i governi nazionali, né chi paghi…). L’analogia anche qui è fulminante.
In entrambi i casi c’è un’ovvia asimmetria, a danno dei paesi più deboli (per il semplice motivo che se fossero stati più forti sarebbero riusciti a distorcerla a proprio vantaggio!): la moneta comune è troppo forte per loro, il che li rende buoni compratori dei beni prodotti dai paesi forti (da cui il vantaggio per questi ultimi), e il pezzo di frontiera comune da difendere, in assenza di improbabili invasioni vichinghe (ma chi glielo farebbe fare ai norvegesi, che sono al top nella classifica dell’indice di sviluppo umano delle Nazioni Unite, di venire a invadere dei poracci come noi? Son passati i bei tempi…), è quello gestito dai paesi più deboli (lo stato più forte essendosi nel frattempo protetto con una cintura di stati satellite ai quali fa fare il lavoro sporco, quello di selezione dei flussi migratori, salvo poi ipocritamente accusare questi stati di razzismo – del resto, Auschwitz è ancora lì per ricordarci quale popolo – o meglio: quale capitalismo – ha fatto cosa, ma i nostri media se lo ricordano solo in un giorno, che è definito appunto giorno della memoria [selettiva]…).
E, naturalmente, in entrambi i casi c’è una criticità: l’asimmetria determina di per sé squilibri, che la potenza egemone pensa di poter gestire a proprio vantaggio, e in effetti riesce a farlo, ma non per sempre: quando arriva uno shock esterno le cose si complicano per tutti, e l’irrazionalità di un sistema basato sulla pulsione primordiale di una ottusa volontà di potenza si dispiega in tutta la sua letale estemporaneità. Inizia la stagione delle pezze peggiori del buco, quella che stiamo vivendo, e che rapidamente (o anche no) volgerà alla catastrofe.
Altra analogia: lo shock viene sempre dalla potenza più egemone: gli Stati Uniti (perché i tedeschi, che sono egemoni qui, dovrebbero ricordarselo che non sono egemoni ovunque, nonostante quello che hanno messo dietro il loro scudo da 5 euro). Questo anche quando apparentemente la crisi nasce altrove (segnatamente in Siria), come accade per Schengen.
Ma anche qui, come dire, non è cattiveria, è un fatto: una crisi finanziaria in Buthan ci inquieterebbe molto per le sorti di quel simpatico regno sperduto sul tetto del mondo, cui ci sentiamo profondamente vicini in quanto cosmopoliti e internazionalisti (non siamo forse illuministicamente “de sinistra”, e quindi internazionalisti col nostro portafoglio pieno, e soprattutto con le altrui terga? Quindi perché non versare una lacrimuccia anche per il Buthan – che, sia detto a beneficio degli intellettuali anime belle avulsi dalla realtà, non produce butano…), ma poi, versata la lacrimuccia, anche sti cazzi, perché se sei lo 0,003% del Pil mondiale è piuttosto difficile che tu possa creare problemi a casa altrui.
Viceversa, se la crisi si presenta in un paese che comanda perché da solo fa il 25% del Pil mondiale (o, se volete, che da solo fa il 25% del Pil mondiale perché comanda), certo che il problema non può restare solo locale!

Alberto Bagnai, Maastricht e Schengen: due facce della stessa medaglia per colpire i paesi più deboli

Notizia presa dal sito www.Lantidiplomatico.it visita www.Lantidiplomatico.it Partendo da questa infografica: Il Prof. Alberto Bagnai offre sul suo blog Goofynomics un parallelo tra Schengen e Maastricht che merita di essere letto. Siate almeno curiosi e spendete tre minuti della vostra vita. Non avete almeno il dubbio che il mondo non è proprio quello che vi racconta Repubblica?