Il Sud con Salvini

Alla fine lo ammette persino l’Inps: caso esodati fuori controllo…

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Roma – L’assenza formale dei partiti dentro l’Inps (in attesa della riforma della governance non sono rappresentati in nessun organismo) ha fatto diventare Tito Boeri il presidente più divisivo della storia dell’istituto.  Ogni volta che apre bocca, gli si scagliano contro più o meno tutti: da Forza Italia alla Lega, dal Pd all’M5S. E l’interessato sembra quasi compiaciuto. Così è stato anche ieri. Alle telecamere di In Mezz’ora confida che la platea degli esodati «continua ad allargarsi». Sono quei lavoratori che, in virtù della riforma Fornero, si trovano senza stipendio e senza pensione. Per tutelarli il governo ha finora varato diversi interventi, chiamati «salvaguardie». Ne sono state, finora, introdotte 6. «Le misure già varate fin qui sono costate 12 miliardi». Ed ora si sta pensando alla settima che costerà – ricorda sempre Boeri – «un miliardo e mezzo».

Non sarà sufficiente, prevede. «Già ci sono forti pressioni per una nuova salvaguardia, l’ottava. Meglio sarebbe – suggerisce – «fare un intervento strutturale introducendo la flessibilità in uscita dal lavoro». Un suo vecchio pallino che, però, non ha trovato spazio nella legge di Stabilità. Lo schema che ha in mente prevede assegni ridotti a chi va a riposo prima del previsto. Per introdurre queste modifiche alla «Fornero» c’è bisogno di una riforma. «Mi auguro che venga fatta nel 2016: gli italiani se la meritano». E sul tema rivela che «c’è un attenzione molto forte da parte del presidente del Consiglio. Anche più forte di quella di altri membri del governo direttamente investiti del tema».

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Ennesima punzecchiatura a Giuliano Poletti, il ministro del Lavoro che da oltre un anno ha promesso la riforma della governance dell’Inps e dai cui uffici dovrebbe partire lo schema di riforma della previdenza con la misura del taglio dell’assegno a chi va a riposo anticipato. Unico intervento di Poletti è stata la nomina del direttore generale dell’Inps. Poi, proprio per essere «popolare» tra le forze politiche, Boeri suggerisce il taglio del 50% del vitalizio (la pensione) dei politici che percepiscono più di 85mila euro all’anno. «La platea coinvolta, alla fine – ricorda – è piccola: circa 200mila persone». Ma ai politici devono essere aggiunti anche «dirigenti di aziende, personale delle Ferrovie dello Stato» e le altre categorie passate al setaccio dall’Inps in questi mesi.

Categorie – ricorda – che hanno «avuto trattamenti di riguardo, soprattutto rispetto a quando andare in pensione», e hanno trattamenti previdenziali alti in rapporto ai contributi versati. «Ci sono persone che sono andate via presto e con pensioni molto alte, che hanno avuto dei regali per motivi elettorali». Un intervento si può fare «su questa platea». Il parametro dovrebbe essere quello che tiene «conto del rapporto tra quanto versato rispetto al livello della pensione». Una specie di sistema contributivo applicato a manager e politici. «A chi ha importi elevati e ha goduto di trattamenti di favore – sottolinea – è giusto richiedere un contributo, anche se limitato, parziale».

E contro il presidente dell’Inps si scagli anche un’associazione: quella che raggruppa gli ex consiglieri della Regione Lazio. Ovviamente, contraria al taglio dei vitalizi. Nella «comparsata» televisiva, Boeri ricorda che ammontano a 3 miliardi i contributi versati dagli immigrati. In gran parte – ricorda – si tratta di persone che non percepiranno mai la pensione. E la cifra è destinata ad aumentare di 400mila euro all’anno». Infine, fa la «difesa d’ufficio» dell’istituto: «Non è un carrozzone».

www.piovegovernoladro.info

 

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