Allarme da Sarajevo: a 500 km da Roma 300 uomini dell’Isis pronti a colpire

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La Procura di Sarajevo indaga su alcune decine di cittadini bosniaci che combattono in Siria e in Iraq a fianco delle formazioni dell’Isis: 33 inchieste in corso si riferiscono a 70 persone sospettate di organizzazione di gruppi terroristici, incitamento e reclutamento per le attività terroristiche e partecipazione a conflitti all’estero. Secondo il procuratore capo Goran Salihovic, fino a oggi sono stati incriminati 20 foreign fighters bosniaci al rientro in patria e nei prossimi giorni verranno formalizzati altri due atti d’accusa. Secondo le cifre ufficiali della polizia bosniaca, in questo momento combattono in Siria e Iraq, a fianco dell’Isis, 70 bosniaci e finora sono morti in combattimento da 40 a 50 jihadisti provenienti dalla Bosnia. Ma è maggiore il numero dei civili che si trovano nel cosiddetto “stato islamico”, poiché molti combattenti hanno portato con sé le famiglie. Secondo i dati diffusi nel corso di una conferenza regionale a Sarajevo dedicata alla radicalizzazione e al reclutamento dei jihadisti nei Balcani, nel 2012 e 2013 sono andati in Medio oriente, per unirsi a vari gruppi terroristici, 877 foreign fighters balcanici.

Sotto controllo 300 reduci dell’Isis

Il maggior numero, 300 combattenti, sono partiti dal Kosovo, 207 dalla Macedonia, 200 dalla Bosnia, 107 dall’Albania, 50 dalla Serbia e 13 dal Montengro. Nel 2014 e 2015 il numero delle partenze è diminuito anche perché i paesi balcanici hanno approvato leggi secondo cui la partecipazione a conflitti all’estero è reato penale. Nello stesso periodo sono tornati nei Balcani 299 jihadisti che hanno combattuto nelle file dell’Isis e che, a piede libero, sono sotto la stretta sorveglianza delle agenzie di sicurezza.

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