Profanate, vandalizzate, depredate. Le chiese italiane sono l’ultimo simbolo della nostra civiltà e delle nostre radici sotto attacco, abbandonate a se stesse.

Se non è un terremoto a minarne le fondamenta, ci pensa uno psicolabile di turno, come quello che due sere fa ha fatto irruzione nella basilica romana di Santa Maria Maggiore nel centro della Capitale – ferendo con un coccio due sacerdoti sotto gli occhi increduli e impauriti dei fedeli.

Il terrore si diffonde anche nei luoghi della fede. Dove è stato già sparso fin troppo sangue e dove è ancora troppo fresco il ricordo dell’assassinio di padre Jacques Hamel sgozzato da due estremisti islamici nella chiesa francese di Saint-Etienne du Rouvray. Era il luglio 2016 quando a seguito di ciò si innalzò il livello di guardia anche nelle chiese presenti sul territorio italiano, complice anche un video dell’Isis che minacciava l’arrivo dei soldati del Califfato a Roma.

E così, oltre a estendere l’area di massima sicurezza attorno la basilica di San Pietro anche ai Bastioni di Michelangelo, pure altri obiettivi religiosi in varie zone della città, comprese le periferie, passarono sotto stretta sorveglianza. Era il periodo del Giubileo e a Roma l’allerta era già al massimo grado. Ma controllare le oltre 900 chiese capitoline e le 66mila presenti in tutto il territorio italiano è un’impresa impossibile.

Servirebbero degli eserciti e, come denuncia il segretario del Sap Gianni Tonelli, «pochissime vengono costantemente sorvegliate dalle forze dell’ordine, in pratica solo le grandi basiliche, mete di pellegrinaggio, e poche altre chiese di interesse turistico» e «con gli uomini che abbiamo a disposizione sarebbe impossibile».

Insomma, l’allerta terrorismo vige per tutti quei luoghi affollati, ma non ne è stata diramata una specifica per i luoghi di culto. Tra l’altro basta ripercorrere le cronache degli ultimi mesi per rendersi conto che le chiese sono prive di ogni tipo di meccanismo di difesa. Nell’ottobre scorso, un ghanese ha sfregiato, nell’ordine, la basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti danneggiando una statua; la Basilica di Santa Prassede, danneggiandone altre due; la basilica di San Vitale e la chiesa di San Giovanni in piazza dell’Oro prima di essere finalmente arrestato.

A luglio, l’allora ministro Angelino Alfano ha espulso due marocchini: il primo aveva scagliato a terra un crocifisso settecentesco nella chiesa di San Geremia a Venezia, il secondo aveva fatto irruzione in chiesa urlando contro i fedeli e contro la religione cattolica. A Chieti è stata decapitata una statua raffigurante il Cristo fuori dalla chiesa di San Francesco Caracciolo e in una parrocchia del Salernitano due uomini incappucciati hanno legato il sacerdote a una sedia prima di saccheggiare tutti gli oggetti di valore.

Senza considerare poi gli innumerevoli furti delle elemosine che vengono denunciati a ogni piè sospinto. I nostri crocefissi sono indifesi.

Fonte: qui

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