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Attentati Parigi, Abaaoud: “Venerdì 13 non è stato niente. Vedrete cosa faremo per Natale”

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Venerdì 13 “non è stato nulla. Per le feste vedremo quel che succederà, siamo dappertutto”. Sono parole di Abdelhamid Abaaoud, ritenuto la mente degli attentati di Parigi e ucciso il 18 novembre nel blitz di Saint-Denis. A riportarle è il Corriere della Sera,  che scrive come il terrorista le abbia dette a sua cuginaHasna Ait Boulahcen, morta poi nello stessa incursione delle teste di cuoio nella periferia parigina. Abaaoud disse che i suoi uomini nei quartieri ebraici avrebbero fatto danni ben peggiori della strage di Parigi e che avrebbero distrutto trasporti e scuole. Il suo obiettivo sarebbe stato quello di gettare nel panico la capitale francese per settimane.

Spiegel: Abaaoud condannato a luglio

Oggi invece Spiegel in edicola  racconta nuovi dettagli sulla circostanza che Abaaoud fosse ben noto come terrorista islamico ai giudici. Il settimanale tedesco cita documenti di un tribunale che a luglio di quest’anno lo aveva condannato a 20 anni in contumacia per associazione terroristica e per il rapimento del fratello minorenne Younès. Spiegel cita anche un estratto della sentenza di condanna: “Alcuni elementi fanno sospettare che appartenga da lontano o da vicino a una cellula che si prepara a compiere uno o più attentati in Belgio”.

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Il terrorista amico di Salah

Abaaoud e Salah Abdeslam, il super-ricercato, fratello di uno dei kamikaze di Parigi, si conoscevano da molto tempo, ricorda infine lo Spiegel. Un particolare sul quale si era soffermato anche il giornale belga, Derniere Heure, evidenziando che Abaaoud era amico d’infanzia di Salah Abdeslam. Secondo Le Monde, invece i due sarebbero stati anche insieme in carcere in Belgio nel 2010 per questioni legate ad una rapina.

La mente degli attentati di Parigi

Gli inquirenti francesi sono certi che Abaaoud abbia avuto un ruolo determinante nell’organizzazione degli attentati del 13 novembre. Già da settembre il suo nome circolava fra i possibili obiettivi dei raid francesi in Siria. Considerato il capo della cellula di Verviers, annientata il 15 gennaio dalla polizia belga, il 28enne belga era entrato anche nell’inchiesta sull’attentato al museo ebraico di Bruxelles per i contatti avuti con l’autore, Mehdi Nemmouche. Proprio per controllare da vicino il gruppo di attentatori che avrebbe dovuto compiere i nuovi assalti, aveva deciso di tornare dalla Siria, passando la frontiera sfruttando la politica francese sui rifugiati.

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