AUSTRIA: “CHIUDERE LE FRONTIERE CONVIENE”; LO DICE PERSINO PARLAMENTO UE

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Chiudere le frontiere ai migranti si può rivelare una scelta vincente dal punto di vista economico. A dirlo è uno studio del Parlamento Europeo, che ha preso in esame il caso dell’Austria, provando a calcolare i costi derivanti dall’accoglienza indiscriminata posti a paragone con quelli connessi alla reintroduzione dei controlli ai confini.

Secondo un’analisi del centro studi dell’Europarlamento per la commissione Mercato interno, stando ai dati forniti dalla Banca nazionale austriaca, Vienna dovrebbe spendere2,7 miliardi di euro per accogliere ed assistere i rifugiati che si prevede entrino nel Paese fra il 2015 e il 2017. Ogni rifugiato, si calcola, comporterebbe una spesa pubblica in media di 11mila euro all’anno.

Se invece il Paese alpino si decidesse a reintrodurre i controlli alle frontiere, il numero dei migranti calerebbe di 22mila unità, consentendo fra l’altro “risparmi sui conti fiscali superiori ai costi economici dei controlli.”

L’Austria al centro della bufera migranti

Nel 2015 l’Austria è stato uno dei Paesi Ue più duramente investiti dalla crisi dei migranti, interessata sia dal flusso proveniente dalla rotta balcanica, con i profughi che entravano dal confine sloveno per dirigersi in Germania, sia da quello della rotta libica, con i flussi di disperati che sbarcano in Italia, attraversano lo Stivale e provano ad entrare in Austria passando dal Brennero.

Il governo socialdemocratico non ha esitato a ricorrere a misure muscolari, come la reintroduzione dei controlli al Brennero e ad altri passi di confine, ma ciò non ha impedito che ai recenti ballottaggi per le presidenziali il nazionalista Hofer abbia sfiorato di un soffio una storica vittoria. La manifestazione tangibile di come il vento nazionalista sia tornato a spirare forte dalle parti di Vienna.

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