BECCHI, L’UNICO CHE FA VERAMENTE PAURA AI POTERI FORTI È SALVINI: ECCO COME CERCHERANNO DI FARLO PERDERE

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di Paolo Becchi e Giuseppe Palma su Libero, 17/11/2017


Dopo le elezioni regionali siciliane il centrodestra risulta essere la coalizione favorita a vincere le elezioni politiche del prossimo anno. E se i sondaggisti continuano ad affermare che nessuna forza politica riuscirà col Rosatellum ad ottenere la maggioranza assoluta dei seggi, noi abbiamo invece più volte dimostrato sulle pagine di questo giornale (senza essere stati mai smentiti) che la lista – o coalizione di liste – che ottenesse circa il 40% dei voti nei collegi plurinominali farà da «piglia-tutto» in quelli uninominali, raggiungendo la maggioranza assoluta dei seggi. È il cosiddetto «effetto-traino» che scaturisce dall’assenza del voto disgiunto.

Ma il sospetto è che i poteri forti siano già passati al contrattacco. Il Partito democratico e i suoi alleati non vinceranno le elezioni. Avrebbero bisogno di un Macron per vincere e invece hanno un bullo di periferia. Farà ancora tanti guai al Paese ma non riuscirà a ritornare al governo. Il M5S risulterà invece il primo partito ma, con il Rosatellum, non riuscirà ad ottenere la maggioranza relativa dei seggi affinché il capo dello Stato conferisca a Di Maio l’incarico di formare il nuovo governo. Le cose potrebbero cambiare solo se il M5S decidesse di coalizzarsi prima delle elezioni ma non lo farà. Eppure questa sarebbe l’unica cosa da fare per vincere. Il centrodestra unito, invece, è l’unico in grado di poter vincere le elezioni e raggiungere, seppur a pelo, la maggioranza dei seggi.

A quel punto – considerati gli accordi più o meno taciti tra Berlusconi, Salvini e Meloni – la lista che all’interno della coalizione ottenesse anche un solo voto in più delle altre sarà quella che indicherà la persona da suggerire al presidente della Repubblica per il conferimento dell’incarico di formare il nuovo governo, e sarà la stessa che avrà la golden share nelle indicazioni delle priorità per l’attuazione del programma di governo. Ed è qui che i poteri forti (in primis Ue e Bce) sono già entrati in gioco: questi sanno benissimo che se ad ottenere più voti tra le liste della coalizione di centrodestra fosse la Lega, il prossimo presidente del Consiglio sarà un uomo di fiducia di Salvini, se non addirittura Salvini stesso, che tra le priorità dell’azione di governo porrà, oltre al controllo effettivo dell’immigrazione clandestina, la salvaguardia dell’interesse nazionale e il recupero della sovranità monetaria.

Ed ecco che i poteri forti, attraverso giornaloni e televisioni a loro servizio resuscitano mediaticamente Berlusconi (dopo averlo per anni infangato senza limiti di decenza) e costruiscono il fenomeno «CasaPound», che fino ad oggi non esisteva neppure nei rotocalchi locali. CasaPound, il cui leader Simone Di Stefano ieri si è detto disponibile ad appoggiare dall’esterno un governo di centrodestra, ha nel suo programma sia l’uscita dall’euro che il ripristino della sovranità nazionale, sugli immigrati la posizione è estrema. Insomma, una offerta politica che può essere letta come una radicalizzazione di quella leghista.

L’obiettivo dei poteri forti è facile da comprendere: spostare una parte dell’elettorato dalla Lega verso CasaPound, accrescendo il consenso in favore di questa formazione politica (pur sapendo che sarà difficile – ma non impossibile – per CasaPound ottenere il 3% per entrare in Parlamento), determinando così un peso elettorale di Salvini inferiore a quello che otterrà Berlusconi e lasciando che sia Forza Italia a scegliere il premier e a stabilire le priorità dell’agenda di governo. Non è un caso che Berlusconi venga dipinto in questi giorni come una specie di «uomo-guida» da quella stessa stampa che fino ad appena tre settimane fa lo denigrava. E non è un caso che Simone Di Stefano sia d’improvviso su tutti i giornali e i talk show televisivi. Molti cosiddetti «sovranisti» che non voteranno Salvini, perché alleato di Berlusconi, voteranno CasaPound non rendendosi conto che in questo modo finiranno per favorire proprio Berlusconi. Insomma, utilizzando strumentalmente CasaPound e riabilitando Berlusconi si cerca di ridimensionare il consenso popolare in favore di Salvini. Riuscirà questa impresa? Difficile dirlo, ma ci stanno provando.