BECCHI: IN SICILIA È NATO IL NUOVO CENTROSINISTRA: SI CHIAMA M5S

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È stato un errore quello di Luigi Di Maio di sfidare ad un duello televisivo Matteo Renzi, che subito aveva accettato. Il rottamatore ha finito in Sicilia col rottamare se stesso e un confronto televisivo in questa situazione lo avrebbe solo aiutato a dirottare l’attenzione su altre cose a dargli una centralità politica che ormai ha perso.

Di Maio lo ha capito e l’incontro è saltato. Del resto che senso avrebbe un confronto con un cadavere? E poi perché dovrebbe confrontarsi con il leader del centrosinistra dal momento che è lui ormai ad averne, di fatto, assunto le funzioni? Queste elezioni siciliane infatti insegnano una cosa: le prossime elezioni politiche – che Renzi a questo punto cercherà di ritardare il più possibile – saranno un confronto tra il nuovo centrosinistra rappresentato dal M5s, e il centrodestra.

Il vecchio centrosinistra resterà al palo esattamente come è successo ora in Sicilia. Un nuovo centro sinistra è nato in Siciila, come mostra il voto disgiunto pro-Cancelleri da parte degli elettori del centrosinistra.

D’altronde quello che sta succedendo in Italia segue un trend europeo: la sinistra di origine socialdemocratica, priva di visioni e di idee, la sinistra che fa politiche di destra e per di più divisa e lacerata, sta pagando il conto un po’ dappertutto e succederà così anche da noi. Solo il miracolo di un Macron italiano potrebbe cambiare le cose. Ma all’orizzonte c’è, nella migliore delle ipotesi, solo Gentiloni.

Il M5s si conferma essere il primo partito in Italia, ma non sfonda. E bisogna riflettere su un punto. Il partito di Di Maio non riesce a liberarsi dal padre-padrone, resta cioè Grillo dipendente. Il suo aiuto nell’isola è stato decisivo. Lui vorrebbe da tempo ormai ritornare a fare i suoi spettacolini, ma non ci riesce proprio a fare il passo indietro tante volte annunciato.

Fino alle prossime elezioni politiche dovrà continuare a fare il comico non in teatro, ma nelle piazze. La gente ci crede ancora, riesce ancora ad entusiasmare, a catturare il voto di protesta – per quello moderato ci pensa Di Maio – nonostante il M5s in questi anni abbia dimostrato una totale incapacità politica.

Grillo fa dimenticare la Raggi, la Appendino, gli avvisi di garanzia, gli indagati, tutti i guai interni e continua a far sognare la gente. Pare incredibile, ma è così. È il vero leader «populista ad intermittenza», capace di ribaltare la situazione. Da domani salirà di nuovo nelle alture di San Ilario, pronto a scendere nuovamente a valle una settimana prima delle prossime elezioni politiche.

Dal fronte opposto del centrodestra, la vera novità è il risultato di Salvini. Premiate sono le sue fatiche, premiata è pure la linea politica «nazionale» della Lega. Ma «Silvio c’è», continua ad esserci e incassa un buon risultato, con un impegno peraltro minino. Contro il nuovo centrosinistra ci sarà un nuovo centrodestra? Difficile ora rispondere. Una cosa però sembra certa: come il M5s non può fare a meno di Grillo, così il centrodestra non può fare a meno di Berlusconi.

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