BLOOMBERG SCOPERCHIA IL VERMINAIO LIBIA: I MIGRANTI VERSO L’ITALIA MANDATI DALL’ISIS CHE CI GUADAGNA E COMPRA ARMAMENTI

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NEW YORK – I rappresentanti di 21 paesi e quattro organizzazioni internazionali di massimo rilievo, incluse le Nazioni Unite, si sono impegnati – due giorni fa – a fornire armi al nuovo governo di unita’ nazionale libico per far fronte alla minaccia dello Stato islamico e degli altri gruppi terroristici che operano nel paese.

Ma questa decisione concretamente che conseguenze provocherà? E’ davvero un passo decisivo per la distruzione dell’isis in Libia, o innescherà una guerra dagli esiti potenzialmente devastanti anche per l’Italia? E soprattutto: le ondate di migranti verso l’Italia chi le organizza? Chi ci guadagna?

Un’analisi di Bloomberg a firma di Gregory Viscusi prova a ipotizzare a quali soggetti finirebbero concretamente le armi, e quale sia in generale lo stato del paese nordafricano e svela anche chi gestisce la totalità del traffico di migranti verso l’Italia. Da notare che in Italia, la nazione più esposta alle conseguenze di una nuova catastrofe in Libia come quella scatenata dalla morte di Gheddafi, se non peggiore, nessun organo d’informazione dedica spazio a questa delicatissima questione…

In ogni caso, scrive Bloomberg: “La Libia e’ ancora priva di un potere politico ben definito ed esteso all’intero territorio nazionale. Le elezioni del 2014 hanno portato alla nascita di due governi contrapposti, e il parlamento di Tobruk, riconosciuto dalla comunita’ internazionale, sinora ha rifiutato di sostenere formalmente il nuovo governo di unita’ nazionale mediato dalle Nazioni Unite, e guidato da Fayez al Sarraj. A complicare ulteriormente una situazione gia’ inestricabile, lo Stato islamico ha istituito una presenza permanente nel paese e ora controlla la citta’ costiera di Sirte”.

A questa premessa per nulla rassicurante, segue: “Il generale Khalifa Haftar, auto-proclamatosi salvatore della Libia, comanda invece le milizie meglio organizzate del paese; combatte i gruppi estremistici, compreso l’Isis, e gode dell’appoggio del vicino Egitto, ma non ha giurato fedelta’ al nuovo governo. In tutto, operano in Libia una dozzina di milizie armate di rilievo che si contendono il controllo del territorio e l’influenza politica. I piccoli gruppi e le bande locali, pero’, si contano a centinaia. La Liba e’ sotto embargo da parte dell’Onu sin dalla deposizione del dittatore Muammar Ghedafi, nel 2011”.

Questo, sinteticamente, è il quadro della situazione militare sul campo, e che quadro!

Continua Bloomberg: “La fornitura delle armi al governo Sarraj non implicherebbe la fine dell’embargo, ma soltanto il ricorso a una serie di eccezioni previste dalle Nazioni Unite per contrastare l’avanzata del terrorismo nel paese. L’incontro organizzato lunedi’ a Vienna dal segretario di Stato Usa John Kerry e dal suo omologo italiano, Paolo Gentiloni, ha fatto appello alla formazione di un comando miliare unificato che riunisca le forze militari fedeli alle amministrazioni di Tripoli e Tobruk. Secondo Mattia Toaldo, analista dell’European Council on Foreign Relations con sede a Londra, conseguire tale obiettivo richiederebbe come minimo diversi mesi, ma mettere assieme qualcosa che possa soddisfare il Consiglio di sicurezza dell’Onu potrebbe essere possibile nell’arco di alcune settimane”.

Ma il passaggio decisivo dell’analisi di Bloomberg è il seguente: “La preoccupazione della comunita’ internazionale ,del resto, e’ giustificata: l’Isis si e’ radicato in Libia come in nessun altro paese ad eccezione di Siria e Iraq. Stando alla Jamestown Foundation, nel paese nordafricano il sedicente califfato conta tra i 3 mila e i 6.500 combattenti, perlopiu’ provenienti da milizie locali che hanno giurato fedelta’ all’organizzazione terroristica. Il territorio costiero controllato dall’Isis consente inoltre ai terroristi di esercitare un monopolio sul traffico di esseri umani verso l’Europa, proprio mentre torna ad essere affollata la rotta migratoria del Mediterraneo centrale“.

Quindi, per essere chiari: tutti i sedicenti “profughi” prelevati dai barconi e portati in Italia provengono dalle coste della Libia controllate dall’Isis, il quale Isis incamera ingentissimi guadagni da questo traffico di esseri umani, con i quali si rifornisce di armi per continuare ad espandersi in Libia. Nella sostanza, continuando a portare sedicenti profughi – in realtà migranti economici africani – in Italia, il governo italiano sta finanziando l’Isis in Libia e la sua espansione in tutto il Nord Africa.

Tornando a Bloomberg: “Le prospettive di unita’ politico-istituzionale del paese sono incerte: per il momento, il generale Haftar e’ il principale ostacolo sulla strada del pieno riconoscimento del governo di unita’ nazionale. Lo scenario, pero’, potrebbe presto cambiare: Haftar e’ allettato dalla prospettiva di ricevere l’incarico di capo delle forze armate libiche, o un’altra posizione di rilievo nel contesto del nuovo ordine nazionale; il governo Sarraj ha creato una guardia presidenziale in cui potrebbero confluire le forze del generale, e che potrebbe essere la destinataria diretta delle armi fornite dalla comunita’ internazionale. Sarraj si e’ gia’ recato in Egitto e avrebbe ricevuto il consenso del presidente Abdel Fattah al Sisi, una delle principali figure che sostengono Haftar. il rischio, ovviamente – conclude Bloomberg – e’ che le armi fornite dalle potenze occidentali non vengano impiegate soltanto contro l’Isis, ma anche per regolare i conti con altre fazioni armate che operano nel paese”.

Questa è la situazione. Che definire “esplosiva” è ancora poco.

Fonte: Il Nord