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Bologna, quei furti ai soli negozi italiani: “Vogliono cacciarci dal quartiere”

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Bologna, 31 dic – Siamo al quartiere Bolognina – oggi Navile – famoso per la “storica” svolta che segnò la fine del Partito Comunista Italiano. Secondo per residenti dopo il Savena, Navile è una zona popolosa del capoluogo felsineo, ad elevata presenza di immigrati. Presentato come quartiere multietnico, si tratta più che altro di un ghetto in salsa emiliana. Lei è Silvia Bertozzi, titolare della tintoria Edera, attività che la sua famiglia gestisce da oltre cinquant’anni, di recente presa più volte di mira dai ladri come tante attività del vicinato.

“Abbiamo trovato la saracinesca forzata e il vetro rotto quando siamo arrivati ad aprire. Alcuni vicini di casa ci hanno detto di aver sentito dei rumori intorno all’una e mezza di notte. Non si sono allarmati, perché hanno pensato si trattasse dei netturbini al lavoro per la raccolta del vetro”, spiega la titolare al Resto del Carlino. “Hanno fatto un danno almeno da mille euro per rubare quanto, poi? Neanche 15 euro in monetine, perché tanto lasciamo di fondocassa dopo il furto di ottobre scorso”.

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Nulla di nuovo, normale cronaca criminale di una qualsiasi grande città italiana. Non fosse per un particolare: “Guarda un po’ – spiega sempre la Bertozzi – vengono prese di mira solo le attività gestite da italiani. Eppure, qui in zona, è pieno di negozi di stranieri. È come se ci fosse un disegno dietro. Una volontà di cacciare gli italianidalla Bolognina, di fare diventare questo quartiere un ghetto. Qui, dopo le 16,30 non si può andare in giro. C’è da avere paura”. Un timore, quello della proprietaria della tintoria, confermato da un altro episodio:è di pochi giorni fa la notizia che un altro commerciante ha dovuto spostare la sua attività a causa di ripetute minacce e aggressioni da parte di concorrenti stranieri. Il “giro” sembra essere quello legato ai pachistani, settima etnia a Bologna (secondo i dati ufficiali, che non tengono ovviamente conto delle presenze dei clandestini), e terza fra le extraeuropee, il cui racket è cosa nota.

Nonostante lo scoramento, la titolare non demorde: “Io qui ci vivo e ci lavoro. E voglio continuare a farlo. Fatti come questo demoralizzano. Ma se credono che lasceremo l’attività si sbagliano di grosso. Noi resistiamo. E restiamo alla Bolognina”.

Roberto Derta

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