Bruxelles si inchina alla Turchia: l’obbligo del visto sarà eliminato

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Turkey's President Recep Tayyip Erdogan listens to statements at the COP21, United Nations Climate Change Conference, in Le Bourget, outside Paris, Monday, Nov. 30, 2015. (ANSA/AP Photo/Francois Mori)

Ankara minaccia di uscire dall’accordo sul controllo dei flussi di immigrati. Ma la liberalizzazione dei visti per la Turchia, Paese musulmano di circa 79 milioni di persone, resta una questione controversa tra gli Stati europei

La Commissione europea darà il via libera condizionato alla Turchia per l’eliminazione dell’obbligo di visto per i cittadini del Paese all’interno dell’area Schengen.

L’approvazione rientra nell’accordo che impegna il governo di Ankara a riprendersi gli immigrati arrivati in Grecia via mare. Tuttavia, proprio sulla base stretto da Bruxelles con Recep Tayyip Erdoğan, la Turchia dovrà comunque soddisfare le condizioni richieste dall’Unione europea che dovranno essere approvati dal Parlamento europeo e dagli Stati membri.

Domani, dopo che il governo di Ankara ha minacciato di uscire dall’accordo sul controllo dei flussi di immigrati a meno che l’Europa non faciliti le regole di viaggio per i cittadini turchi, l’Unione Europea proporrà un allentamento sull’obbligo di visto per i cittadini turchi. La liberalizzazione del regime di visti per la Turchia, Paese musulmano di circa 79 milioni di persone, è una questione controversa tra gli Stati europei. Ma Bruxelles sta cercando di mantenere in vigore l’accordo sull’immigrazione in atto con il governo di Ankara, per arginare il flusso di rifugiati in arrivo in Europa.

La Turchia dovrebbe rispettare 72 requisiti per ottenere la liberalizzazione deivisti: un funzionario europeo ha fatto sapere che al 21 aprile Ankara ne aveva soddisfatti meno della metà. La portavoce della Commissione europea, Mina Andreeva, ha tuttavia evidenziato i progressi sul lato turco: “La Turchia ha fatto molti sforzi nel corso delle ultime settimane e dei giorni scorsi per soddisfare i criteri, tra cui ad esempio l’accesso al mercato del lavoro per i rifugiati non siriani”. Tra gli ostacoli più grandi vi è rifiuto di Ankara a riconoscere Cipro come membro dell’Unione europea e le sue violazioni sui diritti civili e delle minoranze, sulla libertà di espressione e dello stato di diritto.

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