Altro che relocation negli stati membri dell’Unione europea, altro che rimpatri volontari, codice di condotta per le Ong sui cui legiferare al più presto e stretta sugli sbarchi.

Questo a parole, nei fatti però le intenzioni cambiano e contano i numeri. Non fa eccezione l’ennesimo dispendio di risorse finanziarie destinate al capitolo accoglienza: oltre 7 milioni di euro per la realizzazione di due tendostrutture dove sistemare chi approda in Calabria.

È l’ultima idea progettuale del ministero dell’Interno per la realizzazione degli hotspot di Corigliano Calabro, in provincia di Cosenza, e di Crotone. E sommati costi messi a gara a giugno per la tendostruttura di Reggio Calabria, ma non ancora assegnata, si superano gli 8,4 milioni di euro (precisamente 8.464.576) e rimane ancora fuori l’Iva.

L’allusione a vere e proprie tendopoli d’oro calza a pennello. L’impegno finanziario interessa esclusivamente allestimento, montaggio e manutenzione dei prefabbricati per due anni, il successivo smontaggio e liberazione dell’area. Chissà se potrà essere consentito il riutilizzo. Il bando di gara gestito da Invitalia, l’agenzia del ministero dello Sviluppo economico, non ne parla.

Ma non parla neppure delle risorse che dovranno essere impegnate quotidianamente per gli immigrati ospiti. Altro giro altra spesa questa, destinato a onlus e coop di zona. I prefabbricati in entrambi i casi verranno posizionati nelle aree adiacenti ai porti di riferimento, ovvero a pochi metri dalle banchine di sbarco.

Quello di Crotone ricoprirà circa 3.300 metri quadri e impegnerà 3 mesi di lavoro. Ma non prima di fine settembre. Dal comune fanno sapere di essere, a priori, favorevoli all’hotspot perché sulla carta dovrebbe migliorare la situazione del territorio e non portare i migranti in città dove la situazione dell’accoglienza seppur ben gestita è comunque satura.

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«Poi certo bisogna vedere quanto non impatterà con i flussi turistici: abbiamo chiesto rassicurazioni a governo e prefettura dicono . Davanti alla celerità del governo nel realizzare questa struttura abbiamo chiesto altrettanta celerità nel riaprire l’aeroporto di Crotone, chiuso da novembre».

Ma se ci spostiamo a Corigliano Calabro, dove l’area messa a progetto è di oltre 4mila metri quadri la faccenda si complica. «Ci appelliamo alla clausola di salvaguardia del numero di persone straniere da far sbarcare: Corigliano ha 40mila abitanti l’hotspot non può essere così grande. Non ci sta bene ribatte l’assessore al Sociale, Marisa Chiurco – Sapevamo che il più grande sarebbe dovuto essere quello di Reggio Calabria (estensione pari a 1.600 metri quadri, ndr).

La nostra città è satura. Abbiamo da 10 giorni liberato il palazzetto dello sport dove avevamo sistemato i minori non accompagnati, ora ci stiamo attrezzando per liberare una scuola perché servirà ai nostri ragazzi, non possiamo avere altri pienoni». In questo caso la struttura temporanea, allestita a partire da fine settembre, oltre a funzionare come centro di identificazione sarà anche un centro attrezzato di primo soccorso.

Ovvero un centro di accoglienza straordinario dove sistemare gli immigrati prima di destinarli ad altri lidi. Certo che questi soldi impegnati a partire da ottobre prossimo suscitino parecchie perplessità. Inevitabile pensare che celino un afflusso straordinario di sbarchi come pronosticato dal direttore dell’Oim, Federico Soda in commissione Schengen: ben 600mila migranti a Nord della Libia che spingono per attraversare il Mediterraneo.

Fonte: Qui

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