CAOS MIGRANTI: 100MILA PRATICHE FERME NELLE COOP

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African refugees marching outside Beersheva, southern Israel, 19 December 2013. The migrants, deemed illegal by Israel, were staging a second march to Jerusalem in protest of a new open detention facility in southern Israel. ANSA/TALI MAYER ISRAEL OUT

Doveva servire a snellire le procedure per le richieste di asilo. A velocizzare l’iter che va dalla domanda al responso che permette ai migranti di restare in Italia o li obbliga ad andarsene.

Ma il decreto con cui sei mesi fa il ministro dell’Interno Marco Minniti sperava di correggere le storture nella gestione dell’immigrazione nel nostro Paese non aveva fatto i conti con cooperative, onlus e signori dell’accoglienza. Molti dei quali di fronte al provvedimento che trasferiva a loro, dalla Questura, il compito di comunicare ai migranti le decisioni delle commissioni che esaminano le istanze di asilo, avevano incrociato le braccia.

Chi per questioni di principio, chi al grido di «non siamo ufficiali giudiziari», chi per difficoltà organizzative e chi per l’imbarazzo di doversi magari ritrovare a invitare gli ospiti a lasciare il territorio. Di fatto però l’ammutinamento degli operatori oltre a costringere il Viminale a sospendere le disposizioni, ha prodotto un imbuto burocratico di 102mila notifiche tutt’ora ferme.

Si tratta di convocazioni per i richiedenti asilo che dovrebbero presentarsi davanti agli organismi territoriali ma che non lo hanno ancora fatto perché nessuno glielo ha comunicato; o che attendono risposte alle domande di protezione internazionale forse già esaminate. Il numero emerge da una relazione della presidente della Commissione nazionale per l’Asilo del Viminale, Sandra Sarti, lo scorso 24 ottobre alla Camera.

Per la precisione «sono in attesa di convocazione davanti alle commissioni 101.486 richiedenti. Un dato – ha spiegato – che va collegato anche al recente decreto Minniti, che ha introdotto un sistema diverso sulle modalità di notifica poiché coinvolge direttamente i centri che sono anche i luoghi di residenza dei richiedenti asilo.

Ma richiede delle modalità attuative che non sono consolidate e che stiamo cercando di snellire, di delineare e di definire. Su questo tema – ha aggiunto – è in corso un tavolo sul quale stiamo lavorando molto alacremente anche con il Gabinetto del ministro».

Già, perché la protesta, in primis firmata dalla Caritas ambrosiana, aveva costretto il ministero a sospendere la normativa in attesa di chiarimenti. Tutt’ora però quelle disposizioni sono lettera morta. Così la funzione della notifica è rimasta in capo alla Questura, insieme alle ordinarie difficoltà delle autorità nel rintracciare gli stranieri per comunicare loro i responsi, soprattutto quando negativi.

Nelle intenzioni di Minniti trasferire il compito ai gestori dei centri di accoglienza avrebbe accorciato la filiera burocratica e di conseguenza anche i tempi di permanenza nel nostro Paese dei soggetti che non ne hanno diritto. E pensare che c’è stato anche chi, come Fondazione Arca, aveva già predisposto nei propri centri la casella Pec per adeguarsi alla nuova legge: «Da allora tutto è rimasto in sospeso», fanno sapere.

Come queste 102mila lettere che gonfiano la mole delle 146.700 mila procedure pendenti davanti alle commissioni territoriali da nord a sud. «Al ministero è in corso un tavolo tecnico per accelerare» e per sbloccare l’empasse, ha assicurato la presidente Sarti in audizione a Montecitorio. Ma intanto «anziché semplificare, la situazione si è complicata, portando a un ingolfamento del sistema – denuncia il deputato Gregorio Fontana, Forza Italia – anche a causa di chi si è opposto.

Tutto questo non fa che danneggiare gli stessi migranti». Basti ricordare che la trattazione dei fascicoli per l’asilo ha richiesto nel 2016 in media 258 giorni, un record positivo. Ma la contabilità del 2017 rischia di allungarsi nuovamente a causa del cortocircuito delle notifiche.

Fonte: Qui