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“Colpite la Libia”. Parla il guru militare Usa: così si sradica l’Isis

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Con la Siria sempre più pericolosa per l’esercito e i vertici dell’Isis, minacciati dai raid dei caccia russi e dalle truppe iraniane e curde da terra, il fronte della guerra al terrorismo sta per spostarsi quasi definitivamente in Libia, in particolare a Sirte, dove una pioggia di missili e bombe potrebbe cadere per mano americana. Ad anticipare la nuova strategia di Barack Obama è Lawrence Korb, ex sottosegretario alla Difesa, consigliere di Reagan e Bush senior, che sul Giorno spiega: “Non si limiterà a usare i droni, ma avrà bisogno dei bombardieri pesanti. I droni – spiega – non bastano a intensificare la pressione che deve portare allo sradicamento dell’Isis. Barack li ha già usati in 17 paesi ma serbono soprattutto a colpire gli individui e bersagli minori, non a conquistare o difendere il terreno”. Finora sarebbero stati uccisi almeno 30mila miliziani del Califfato, ma altrettanti sono in giro grazie al sistema di reclutamento dei radicali islamici. Sirte era già stata roccaforte di Gheddafi, per Korb sarebbe di facile gestione una volta stabilizzata con truppe di terra, non per forza americane, grazie allo sbocco sul mare.

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Il caos – In Libia però la situazione è più complicata di quanto sembri, visto che dopo la disastrosa operazione militare Nato che portò alla caduta di Gheddafi, il Paese è entrato nel caos senza una governance che tenda alla stabilità. L’avanzata dell’Isis, avverte Korb, è però sempre più rapida sul territorio libico e Obama non può permettersi di aspettare che i negoziatori dell’Onu risolvano le frizioni da Tripoli e Tobruk: “Senza mandare le truppe sul terreno – aggiunge l’esperto – il presidente americano per eliminare Daesh deve operare dal cielo e dal mare, con le forze speciali e l’intelligence. Il Pentagono se vuole diventare efficace sarà obbligato ad avere al più presto un coinvolgimento maggiore e con molti più mezzi. Tutti richiedono l’aiuto dell’America per la sua potenza militare e Barack deve cominciare a rispondere in modo robusto dopo la strage francese”. Il modello per Lawrence è quello dell’intervento nei Balcani: “La Libia potrebbe diventare una situazione come la ex Jugoslavia dove la Nato ha giocato a ste giocando un ruolo importante. Lo so che la Nato ha detto no a un nuovo intervento, ma non credo esistano alternative a un’azione di sradicamento terroristico basata sulla forza.”

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