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“Colpite Parigi di sera”. Ma per i giudici italiani l’imam non è pericoloso

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A gennaio, dopo l’ attentato alla redazione di Charlie Hebdo, Libero aveva raccontato la storia dell’ imam Bassam Ayachi, responsabile religioso del Centro islamico belga del quartiere di Molembeek aBruxelles, sfuggito negli anni scorsi alla nostra giustizia colabrodo. Ieri Repubblica gli ha dedicato un articolo intitolato «L’ Italia scarcerò il predicatore che indottrinava i futuri kamikaze» e l’ ha collegato agli attentatori di Parigi: «Potrebbe avere avuto un peso nell’ indottrinamento del belga Abdelhamid Abaaoud, la mente delle stragi di venerdì».

A inizio 2015 Libero aveva così riassunto le peripezie dello sceicco di origine siriana: «Nel 2008 a Brindisi sono stati fermati l’ imam di Bruxelles, Bassam Ayachi, 60enne di origini siriane, e il suo braccio destro, il 30enne franco-tunisino Raphael Gendron. Viaggiavano su camper pieno di stranieri e per questo furono accusati di favoreggiamento dell’ immigrazione clandestina. Nei loro pc gli investigatori trovarono documenti di Al Qaeda e i testamenti di diversi martiri di Allah. In cella i due vennero intercettati mentre pianificavano attentati all’ aeroporto di Parigi e discutevano di come colpire gli inglesi con un attentato stile 11 settembre. Vennero condannati in primo grado a 8 anni e assolti nel 2012.

La Cassazione riaprì i giochi e la Corte d’ Appello di Bari, nel 2014 confermò il proscioglimento dalle accuse di terrorismo. Nel frattempo Gendron e Ayachi sono partiti per combattere in Siria con le milizie islamiste. Il primo è morto in battaglia, il secondo si fa ritrarre col kalashnikov sulle ginocchia. Anche il figlio dell’ imam, Abdel Rahman Ayachi, è morto in battaglia».

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La Repubblica ha aggiunto che lo sceicco «lo scorso febbraio è rimasto ferito in un attentato (dove ha perso un braccio, ndr) dei sostenitori di Al Assad» e che «a giungno le autorità belghegli hanno negato il permesso di rientrare nel territorio nazionale perché pericoloso per la pubblica sicurezza». Quindi il quotidiano romano ha calato l’ asso: «L’ intelligence belga sta cercando di capire quale è stato il suo coinvolgimento e ruolo nella smantellata cellula terroristica di Verveirs, quella di cui Abdelhamid Abaaoud, mente della strage di venerdì, era il leader». Ma probabilmente Bassam Ayachi, di fronte all’ accostamento coi terroristi dell’ Is, potrebbe essere colto da scompenso cardiaco. Infatti lo scorso giugno ha raccontato via Skype a un giornalista della Libre belgique che a strappargli il braccio non sono stati gli uomini di Assad, ma quelli dell’ Is: «Lo Stato islamico ha più volte minacciato di uccidermi. Prima mi hanno sparato poi messo una bomba sulla strada che non è esplosa in tempo. Invece stavolta (quella in cui ha perso l’ arto, ndr), hanno attaccato un esplosivo sotto l’ auto. Sono sicuro al 100% che sono loro». Quindi il predicatore salafita ha proseguito la sua filippica: «Un grande nemico che sta cercando di attaccarci alle spalle è l’ Is. Abu Bakr al-Baghdadi e il suo esercito sono bastardi di prima categoría, veri terroristi e tagliatori di testa, mistificatori dell’ Islam. Attaccano da dietro ogni volta che abbiamo una piccola vittoria. Stanno cercando di deviare la lotta su di noi per salvare Assad».

Nonostante l’ odio per al-Baghdadi, però, Ayachi non si può definire un democratico: fa parte del gruppo armato Ahrar al-Sham e nel nord della Siria è a capo di un tribunale islamico: «Si applica la sharia. Chi uccide è ucciso. A chi ruba, se fatto con violenza, sono dati fino a due mesi di prigione e viene tagliata la mano, mentre se uccide per rubare, gli vien tagliata la testa». Molto meglio i giudici italiani.

Che almeno in Appello ti lasciano libero di andare a fare il mujaheddin.

di Giacomo Amadori

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