Il Sud con Salvini

«Con l’Isis gli occidentali sono spietati solo a parole e non hanno le idee chiare sul destino della Siria»

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Niall Ferguson, a 51 anni, professore di storia a Harvard, ha appena pubblicato una biografia di Henry Kissinger: l’«idealista», lo definisce, ma anche un uomo che negli anni 60 e 70 tradì pochi dubbi nell’affrontare una guerra in nome delle sue idee. Anche dopo che si era dimostrata perdente, nel caso del Vietnam. Quaranta anni dopo, Ferguson mette François Hollande in una categoria diversa: «Non ho molta voglia di applaudire il presidente francese quando dice che il suo Paese sarà “spietato” – dice – perché non gli credo».

Hollande ha già intensificato i bombardamenti sui territori dell’Isis. Intende dire che l’Europa paga un prezzo elevato per il suo timore di mandare soldati sul terreno?

«La ragione per la quale non credo a Hollande è semplice. Abbiamo già sentito la stessa retorica guerresca negli Stati Uniti e fra gli alleati dell’America dopo l’11 Settembre.

Poi che è successo?

C’è stato un dispiegamento di truppe in Afghanistan e in Iraq. Nel giro di un anno la situazione ha iniziato a girare nel verso sbagliato ed entro il 2008 l’opinione pubblica su entrambe le sponde dell’Atlantico era stanca dei progetti di “costruzione statuale” in Medio Oriente e in Asia meridionale. Altro che spietati. Abbiamo affrontato questi conflitti con riserve di ogni tipo. Quando siamo stati davvero spietati, nei nostri Paesi si gridava allo scandalo».

Teme che qualcosa del genere possa accadere con l’Isis?

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«Mi aspetto in pieno la stessa sequenza. È possibile che ci sia un attacco su larga scala della Nato allo Stato Islamico in Siria e in Iraq. Ed è possibile che ci siano forze mandate sul terreno. Ma dove ci porterà tutto questo? In Occidente ci manca la convinzione per portare queste operazioni fino in fondo».

Però non sembra esserci una soluzione militare molto chiara a una minaccia come l’Isis, non trova?

«In realtà ci sarebbe, nel senso che lo Stato Islamico militarmente non è molto capace né bene armato. Se gli Stati Uniti usassero fino in fondo le loro forze speciali, supportate dall’aeronautica, potrebbero distruggere l’Isis in qualche settimana. Però ci sarebbero molti danni collaterali, perché l’Isis è annidato nelle città e nei villaggi. E ci troveremmo con un problema politico che l’amministrazione di Barack Obama deve ancora sbrogliare: il futuro della Siria. Carl von Clausewitz, il generale prussiano, insegnava che la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi.
Ma in questo caso qual è la politica? E qual è la strategia, riportare Bashar El-Assad pienamente al potere? Dividere la Siria? Nessun potente della Terra ha l’aria di saperlo. Non hanno idea. Ad eccezione di Putin, forse».

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