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COSI’ HANNO UCCISO IL NATALE – Ecco le tradizioni cancellate

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“La tradizione – diceva Ezra Pound – è una bellezza da conservare, non un mazzo di catene per legarci”. Un filo rosso che lega la comunità, che unisce le persone intorno ad un sistema di valori.

Affermare che il cristianesimo non ha permeato la vita dell’Occidente è (lecitamente) sciocco, eppure quel filo rosso è stato tranciato. Di netto. Con un obiettivo preciso: estirpare le radici cristiane dell’Europa e sostituirle con multiculturalismo, globalismo, buonismo.

Tra tutti i simboli della cristianità, il Natale è forse il più rappresentativo. Senza rendercene conto, abbiamo abbandonato (o ci hanno fatto abbandonare) parole, canti, emblemi e gesti dal significato cristiano. Tanto che a stento le giovani generazioni ne conservano i ricordi. Proviamo a ripercorrere le tradizioni dimenticate. E gli attacchi che gli sono stati rivolti.

L’enciclopedia Treccani la definisce come la “festa della Natività di Gesù Cristo”. Sembra scontato, ma non lo è. Per fare un esempio, il preside della scuola “Iqbal Masih” di Trieste ha affermato che “il Natale non è solo una festa cristiana”. Non solo. Nella sua ultima pubblicità, la nota casa di moda svedese “H&M” ha sostituito “merry Christmas” con “buone vacanze”. Escludendo così ogni riferimento alla natività del bambinello.

Non c’è probabilmente persona nata nel secolo scorso che non abbia seguito nella sua giovinezza un calendario d’Avvento. Circa 24 caselle da aprire una volta al giorno, dall’inizio del “tempo dell’attesa” fino al giorno di Natale. La tradizione sorge nel Nord Europa e ad inventarlo nei primi anni del 1900 sarebbe stato Gerhard Lang, proprietario di una stamperia di Monaco. La sua stampa con 24 caselle non fece altro che istituzionalizzare una pratica diffusa tra le donne del luogo per rendere più piacevole ai bambini l’attesa della nascita di Gesù. Spesso al dolcetto veniva allegata anche una frase della Bibbia.

Ebbene: sono poche, ormai, le famiglie che ne posseggono uno. Se poi lo si cerca al supermercato, è (quasi) impossibile trovarne la versione “cristiana”. Il più di moda di quest’anno raffigura “Masha e l’Orso”. Che per quanto sia un cartone apprezzabile, non ha niente a che fare col Natale.

E’ forse ridondante parlare del presepe. L’idea di posizionare in una grotta Gesù, il bue e l’asinello venne a San Francesco d’Assisi nel 1223. Che lo realizzò per la prima volta a Greccio (Rieti). Prima lo hanno bandito dai luoghi pubblici, poi dalle scuole e infine lo hanno realizzato in formato gay (due Giuseppe e in dono i preservativi). Ha creato scalpore il caso dell’asilo di Pietrasanta (Lucca) che ha deciso di escludere la rappresentazione della natività dalle aule. Ma non è un caso isolato.

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Nella stessa scuola è stata fatta un’eccezione per l’albero di Natale, ammesso tra i banchi. Tra tutti il simboli, infatti, l’abete addobbato è il meno cristiano. Per questo resiste più degli altri. Per risalire alle sue origini bisogna guardare ai germani, che ornavano gli alberi cosmici con i simboli del sole e della luna in onore degli dei. Simbologia poi riletta alla luce della dottrina cristiana. Oggi, invece, le Poste Italiane lo cancellano dall’arredo natalizio asserendo a motivazioni di uniformità aziendale.

“Tu scendi dalle stelle” è ormai un canto reazionario. Composto nel dicembre 1754 a Nola dal napoletano sant’Alfonso Maria de’ Liguori, è un cult delle feste natalizie. Ma quei riferimenti al Re del Cielo, alla grotta e alle preghiere sono troppo espliciti. Così il preside della scuola di Rozzano ha deciso di annullare il tradizionale concerto di Natale, trasformandolo in una più laica Festa d’Inverno. Perché “un concerto a base di canti religiosi” sarebbe stata “una provocazione pericolosa” dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre. Via anche “Adeste fideles”: troppo bigotto.

Nel tempo abbiamo detto addio alla corona d’avvento e alle quattro candele delle domeniche che precedono il Natale. L’unico a difendersi egregiamente è San Nicola di Myra (o di Bari). E’ lui il genitore di Babbo Natale. Vescovo del IV secolo, è un santo venerato sia dai cattolici che dagli ortodossi: viene rappresentato dalla tradizione con la barba lunga e la mitra in testa. Per i popoli dei Paesi Bassi era lui a portare i doni. Ora gli è rimasto solo il cappello rosso e una discreta pancia.

Risulta difficile stupirsi allora se all’istituto “Carlo Pisacane” di Roma sostituiscono il Natale con la festa antirazzismo. Stanno estirpando le nostre radici, per ripiantarne delle altre. E i preti che fanno? Annullano la Messa natalizia nell’istituto cattolico di Monza perché è un “atto di fede troppo forte” per i non credenti.

Anche questo, a suo modo, è segno dei tempi che passano. Portare gli studenti a Messa era del tutto normale, finché qualcuno non s’è ribellato. E allora prontamente abbiamo messo la testa nella sabbia, per non infastidire nessuno. Per paura d’essere reazionari.

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