Così la Turchia fa stracci dell’accordo con l’Europa

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Migrants arriving from Tovarnik cross the border to Hungary before Hungarian police and soldiers closed the border with barbed wire in Botovo on October 16, 2015. The border between Hungary and Croatia has been closed to "illegal" migrants, the Hungarian government said, with barbed wire fences being set up to seal the frontier. Earlier in the day Croatia announced that it would divert migrants to Slovenia after Hungary said it would close the border with its fellow EU member -- a major transit point for tens of thousands of refugees -- at midnight. AFP PHOTO/STR (Photo credit should read STR/AFP/Getty Images)

Potrebbero già essere migliaia le persone rimpatriate dalla Turchia alla Siria, in violazione delle leggi non solo nazionali, ma anche internazionali e dell’Unione Europea. A lanciare l’allarme è Amnesty International, che ha condotto in questi giorni una serie di interviste nell’area di confine tra i due Paesi, riuscendo a trovare testimonianze credibili di una pratica che, nel silenzio, andava avanti da tempo.

Secondo l’organizzazione, gruppi di cento persone verrebbero espulsi quasi su base giornaliera, in quello che viene definito come un chiaro fallimento dell’accordo sottoscritto tra l’Unione Europea ed Ankara e “la costruzione di una ‘Fortezza Turchia’”, in cui per i migranti sia sempre più difficile passare il confine della Siria ingolfata nella guerra civile da cinque anni.

“La Turchia non è un Paese sicuro” per chi è in fuga, accusa Amnesty, sottolineando dunque come le politiche che prevedono il ritorno nel Paese dei migranti siano basate su un dato di fondo sbagliato e li espongano anzi a un rimpatrio forzato in Siria. Tra le persone che la Turchia avrebbe rispedito in Siria anche tre bambini in tenera età, senza i genitori, e una donna incinta di otto mesi.

Fonte: Qui