CRESCE LA PROPAGANDA JIHADISTA SUL WEB: ECCO I PAESI CHE RISCHIANO DI PIU’

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Internet è diventato, nel corso degli anni, un vero terreno di scontro fra i sistemi di intelligence e lo jihadismo. Il terrorismo islamico, come ormai noto, prolifera attraverso internet, sia esso quello che conosciamo tutti noi, sia quell’internet profondo in cui pochi esperti riescono a penetrare riuscendo a fermare il prima possibile l’espansione di messaggi incitanti all’odio o di supporto diretto alle azioni dei terroristi. Il think-tank londinese Policy Exchange ha voluto analizzare nel dettaglio, con l’ausilio dei dati forniti dalle forze dell’ordine e da quelle d’intelligence, l’utilizzo della rete nel fenomeno del terrorismo islamico. La ricerca, molto complessa e articolata, è rinvenibile pubblicamente su internet e già da titolo si comprende quanto si sia rivelata seria la minaccia di internet a seguito delle analisi: “The New Netwar”. Perché quello cui ci troviamo di fronte è veramente un campo di battaglia, e c’è davvero una guerra da combattere. Internet è il veicolo perfetto per la diffusione dei messaggi. Rapido, anonimo, oscuro e soprattutto molto spesso privo di tracce, il mondo del terrorismo trova nella rete il mezzo migliore per raggiungere capillarmente ogni Stato in cui c’è un potenziale terrorista pronto a colpire.

Ma quali sono gli Stati dove la rete internet del jihad viene più spesso utilizzata? La ricerca di Policy Exchange mostra cinque Stati in cui gli utenti di internet hanno consultato in numero maggiore i siti jihadisti nella prima metà del 2017. Tali Paesi sono nell’ordine: Turchia, Stati Uniti, Arabia Saudita, Iraq e Regno Unito. I clic sui siti jihadisti in Turchia supera abbondantemente la cifra di 16mila, negli Stati Uniti, Paese spesso considerato quasi estraneo alla crescita del fenomeno terroristico di matrice islamica, i clic sono stati più di 10mila all’incirca uguali alla quantità di clic avuta in Arabia Saudita. Chiaramente, questi numeri non possono essere presi in via assoluta, ma devono essere messi in relazione con il numero della popolazione del Paese così come alla diffusione della rete internet. È evidente, ad esempio, che gli Stati Uniti abbiano una popolazione estremamente più ampia dell’Arabia Saudita e che abbiamo internet diffuso molto più capillarmente rispetto ai Paesi mediorientali. Quindi è certo che poi si debba anche calcolare la densità di questi clic rispetto alla popolazione. Ma resta comunque un dato importante che Stat Uniti e Gran Bretagna siano tra i cinque Paesi con più visualizzazioni di pagine jihadiste.

Quello che poi si evince dalla ricerca è che, ad esempio, c’è una forte differenza fra l’utilità di internet in un Paese come l’Iraq dove il Califfato era fisicamente sul territorio anche come entità parastatale, rispetto ai Paesi come Regno Unito e Usa dove lo jihadismo è un fenomeno eminentemente terroristico e sotterraneo. I jihadisti usano internet certamente come mezzo di diffusione e di proselitismo, ma c’è una differenza profonda fra quello che significa penetrare nel web britannico dove c’è una fascia di popolazione potenzialmente attratta da certi messaggi che potrebbe diventare foreign fighter o, adesso soprattutto, come terrorista dormiente, rispetto all’utilità che può avere in Paesi già radicalizzati come quello saudita in cui l’obiettivo al limite è quello di migliorare la comunicazione oppure usare questi siti per comunicare con altre centrali terroriste in altre parti del mondo.

La Turchia in questo senso è particolare perché il fatto che sia un Paese con il più alto numero di visualizzazioni di siti che propagandano messi jihadisti o che fanno parte della rete del terrorismo islamico, dimostra come in realtà il problema sia assolutamente più serio di quanto si voglia credere. La Turchia ha un problema legato allo jihadismo che si sposa da un lato con un crescente radicalismo religioso promosso dalla presidenza Erdogan e, dall’altro lato, con la prossimità ai conflitti in Sira e Iraq, che confermano quanto esistano segmenti dell’islamismo turco che appoggiano lo Stato islamico. Il dato turco va messo poi in correlazione con un altro dato numerico: il secondo Paese europeo con più alto numero di visualizzazioni di pagine collegato all’Isis e a gruppi terroristici islamisti è la Germania, dove c’è non soltanto un altissimo numero di rifugiati, ma anche una grossa fetta di popolazione di origine turca legata all’islamismo conservatore che fa capo alla nuova linea politica seguita da Erdogan. Una connessione forse minima, ma che non va presa sottogamba. La polarizzazione dello scontro culturale in Germania si sta sempre più rendendo evidente ed Erdogan soffia apertamente su questa fiamma per far divampare l’incendio. La propaganda jihadista potrebbe trovare un altro terreno fertile.

L’articolo Web, cresce la propaganda jihadista:
ecco tutti i Paesi che rischiano di più
 proviene da Gli occhi della guerra.