Cresce lo stato di povertà nel paese. L’esercito dei senza lavoro è un fiume in piena

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Cresce di giorno in giorno la povertà. Sempre più gente vive di piccoli espedienti e relega, talvolta, anche i propri familiari condizioni di disagio economico e sociale al limite della sopportazione umana. Non stiamo parlando delle favelas sud americane ma delle nostre città dove dietro alle ville sfarzose e alle auto di lusso di pochi si celano realtà drammatiche, dove non si riesce a mettere la pentola, dove non si possono acquistare i farmaci, dove si “vive” con nulla in catapecchie pericolanti, spesso non igieniche, maleodoranti, umide, fredde d’inverno e calde fino all’inverosimile d’estate.
In Italia una persona su quattro è a rischio povertà o esclusione sociale, un tasso superiore di quasi quattro punti percentuali a quello medio dell’Unione europea, pari al 24,4% nel 2014. Stiamo peggio solo di Romania (40,2%), Bulgaria (40,1%), Grecia (36,0%), Lettonia (32,7%) e Ungheria (31,1%) e su livelli «molto simili» a quelli di Spagna (29,2%), Croazia e Portogallo. Sei milioni di persone non mangiano adeguatamente nel Belpaese. Pur registrando un calo delle famiglie che non riescono a procurarsi pasti proteici a sufficienza, «restano comunque oltre 6 milioni gli italiani che vanno ben oltre il rischio di povertà e non hanno denaro a sufficienza neanche per alimentarsi adeguatamente», come rileva la Coldiretti. Peggiora, addirittura, il dato di chi ha arretrati per il mutuo, l’affitto e le bollette, salendo al 14,3%, un record. (…)

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