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Crocifisso attaccato con la colla e presepi: così salvo il Natale a scuola

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“Abbiamo fatto una delibera di giunta dove chiedevamo alle nostre scuole di affiggere i crocifissi in maniera inamovibile.

Abbiamo mandato un muratore che li ha fissati al muro con la colla. Ora ci sono e lì rimarranno”. Fabrizio Sala è il sindaco leghista di Telgate, un comune di 5mila abitanti in provincia di Bergamo. Negli istituti scolastici del suo territorio non ci sono più discussioni sul crocifisso nelle aule da quando nel gennaio 2015 li ha fatti incollare alle pareti. Ed ora, mentre in tutta Italia si moltiplicano le iniziative contro il presepe a scuola e i canti di Natale, Sala ha deciso di investire soldi comunali per spingere bambini e insegnanti a mettere Gesù bambino nella mangiatoia.

“Abbiamo trovato un modo per evitare le scene che si stanno verificando oggi, con presidi e professori che vorrebbero togliere dalle aule il Cristo e sfrattere il presepe – dice aIlGiornale.it – Nelle scuole negli ultimi anni c’è la tendenza a minimizzare la nostra cultura, non si fanno più determinate gite, giochi o programmi per non suscitare la reazione dei bambini che arrivano da tutte le parti del mondo. Per questo con la mia giunta abbiamo deciso di riaffermare la cristianità dell’Italia, partendo dai crocifissi nelle scuole fino ad arrivare ai presepi”.

In che modo?
“Abbiamo indetto un concorso per il presepe più bello indirizzato a tutti i bambini delle medie e delle elementari. Dovranno mandare una foto e verrà premiato il presepe migliore. Il premio sarà di 500 euro di materiale regalato dal Comune alla classe o all’istituto cui appartiene il bambino vincitore”.

Ma i presepi dovranno essere fatti a scuola o anche a casa?
“Andranno bene entrambe le cose. Comunque in tutte le nostre scuole sarà presente la capanna col bue e l’asinello. Noi pretendiamo il presepe e le scuole lo fanno. Senza nessun tipo di problema”.

Avete avuto qualche protesta?
“La dirigente scolastica è sempre stata corretta. Sulle questioni che riguardano la nostra cultura, la nostra civiltà, il nostro modo di essere e le nostre radici abbiamo deciso di mantenere una linea chiara. Dobbiamo anche ricordare che se oggi parliamo di accoglienza per le persione straniere è proprio grazie al cristianesimo, a quel crocifisso e a quel presepe”.

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Parliamo del caso di Rozzano, dove il preside ha deciso di vietare le canzoni cristiane di Natale per non infastidire i musulmani. Crede che il Sindaco sarebbe dovuto intervenire direttamente?
“Assolutamente sì. E non solo in questo campo. Le faccio un esempio in merito all’ideologia gender: io da primo cittadino chiesi formalmente alla maestra di assicurarmi che nei programmi di educazione sessuale non vi fossero riferimenti a quella teoria. E così è stato. Se avessero fatto il contrario, avrei tagliato i fondi alla scuola. Un sindaco ha il dovere di intervenire. Qui non si sta mettendo in discussione una religione, ma l’identità e le radici di un Paese, di una comunità e di uno Stato. Basta arretrare, basta discriminare la maggioranza per tutelare una minoranza. Al preside di Rozzano invierei in regalo un cd di canti natalizi, magari di Louis Armstrong e Frank Sinatra”.

Lei avrebbe “licenziato” il preside?
“Avrei chiesto la rimozione e coinvolto la comunità cristiana, il parroco e il Vescovo. Io credo che il dirigente scolastico di Rozzano se non vuole vedere il presepe, non lo fa a casa sua. Se non vuole sentire i canti cristiani, non va a Messa il 25 dicembre. Se infine tutto questo non gli va bene, è libero di chiedere il trasferimento. È un principio che vale per tutti: se una persona non è d’accordo con le tradizioni della comunità dove vive può anche prendere un’altra strada. Vale soprattutto per gli stranieri: godono di benefit che gli italiani si sognano. Dovrebbero almeno ringraziare e non protestare”.

Perché così tante persone sono contro i simboli cristiani?
“Ci sono uomini e donne ideologicamente schierate e con un corto circuito alla testa. Approfittano di queste situazioni per realizzare il loro piano di distruzione delle nostre tradizioni. Ma non si può mettere in dubbio il simbolo del presepe. Che male fa? Se non sei cristiano non può darti fastidio. A chi non sta bene rimane la libertà di andarsene. E se tra questi ci sono anche degli insegnanti, sarebbe meglio smettessero di insegnare”.

Lei nel suo Comune lei lo fa il presepe?
“Certo. E non solo perché ha un significato religioso. Il presepe indica anche integrazione, gioia e festa. È un simbolo identitario. Se oggi ci siamo ridotti a fare battaglie contro il presepe, significa che siamo un Paese veramente piccolo. Dovrebbero preoccuparsi di ben altre questioni. Ad alzare questi polveroni sono i soliti benpensanti seduti nelle loro ville. Noi ci schieriamo con la gente. E con il presepe”.

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