Def, crescita debole e tasse: la Corte dei Conti ammonisce Renzi…

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Il presidente del consiglio Matteo Renzi (s) e il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan a Palazzo Chigi durante la conferenza stampa al termine del CdM, Roma 15 Ottobre 2015. ANSA/GIUSEPPE LAMI

La Corte dei conti non ha dubbi: c’è il rischio che le previsioni del governo, contenute nel Def, possano essere superate dalla magra realtà dei fatti, con una ripresa del tutto inadeguata rispetto alle aspettative, nonostante l’accentuazione delle politiche monetarie espansive decise dalla Bce. Le previsioni sulla crescita dell’economia nel 2017, in termini reali, ”non sono esenti da rischi di ulteriore revisione al ribasso”, afferma il presidente della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri, in audizione nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato, riunite per l’esame del Def. “Il contesto macroeconomico in cui si situa il Def presenta elementi positivi”, cui si associano però “un allargamento dell’area dei rischi” e “accresciuti elementi di incertezza”.

Insomma, non c’è da stare troppo allegri. La Corte evidenzia che “la crescita ha registrato ritmi via via decrescenti” nel 2015, con un effetto trascinamento per il 2016 “assai contenuto”. Rispetto agli altri Paesi, l’Italia ha continuato “a caratterizzarsi per un andamento meno dinamico”. Quando l’economia riprende fiato, dunque, se gli altri Paesi crescono noi cresciamo troppo poco. Per il 2017, spiega Squitieri, il Def prefigura un ulteriore allentamento della correzione di bilancio: “Secondo il governo ciò comunque consentirebbe, pur non rispondendo alle regole del fiscal compact, di mantenere in sicurezza i conti rispetto al 3 per cento in termini di indebitamento netto: accompagnandosi a una crescita economica più elevata, questo rappresenterebbe un elemento rassicurante per i mercati”.

Tuttavia esistono dei rischi e il principale “risiede nell’eventualità che le aspettative di ripresa dell’inflazione formulate dal governo possano rivelarsi frustrate, nonostante l’accentuazione delle politiche monetarie espansive decise dalla Bce. E le stesse previsioni riguardo alla crescita, in termini reali, dell’economia non sono esenti da rischi di ulteriore revisione al ribasso”. Sullariduzione delle tasse, più volte paventata dal governo, la Corte dei Conti lancia un monito. “La prospettiva di una riduzione della pressione fiscale su famiglie e imprese ripropone la necessità di una revisione strutturale dell’intero sistema tributario”. Tre le direzioni in cui muoversi: “Un ampliamento della base imponibile; una revisione degli obiettivi redistributivi assegnati al sistema di prelievo; la ricerca di un effettivo coordinamento della leva fiscale fra livelli di governo”.

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