Il Sud con Salvini

“Diamo le terre incolte in Sardegna agli immigrati”, dice Severgnini. E’ proprio vero, più sei cretino e più sei convinto di possedere la verità

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di Biancamaria Balata

Non passa giorno che un ‘radical chic’ non si interessi della nostra amata terra, a volte per ricordarci quanto noi Sardi siamo poco connessi col futuro, per via delle nostre abitudini incivili di mangiatori di porcetto arrosto.
Altre volte, l’interesse viene manifestato attraverso l’acquisto ‘equo e solidale’ di pezzi della nostra terra, magari con un’isoletta nello sperduto mare dell’arcipelago più bello del mondo, in barba alla Regione avara e matrigna. Altre volte, con articoli illuminanti sul nostro futuro e quello dei nostri figli.

Questa volta è toccato all’insigne giornalista e scrittore Beppe Severgnini, tanto amato da alcuni ‘maitre a penser de noartri’ e di casa tra le belle rocce galluresi per qualche settimana all’anno.

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Secondo l’illustre opininionista, la vera svolta sarda avverrebbe attraverso la consegna ai tanti migranti, approdati negli ultimi mesi sulle nostre coste, delle terre incolte o non utilizzate dai Sardi. Naturalmente, l’idea che invece queste terre incolte vengano affidate a costo zero ai tanti giovani Sardi disoccupati o alla ricerca di lavoro pare non essere presa in considerazione neanche stavolta.

I nostri figli hanno il mare, il sole, il vento e questo deve loro bastare, mentre ancora una volta un emulo del Ganau-pensiero ci ricorda i nostri limiti di poveri Robinson.

Aspettiamo fiduciosi la proposta che anche le case dei giornalisti radical chic abitate per pochi giorni l’anno vengano date in comodato d’uso. Sai che libro ne verrebbe fuori.

Fonte: Ad Maiora Media

Tratto da Controinformazione

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