Il Sud con Salvini

DODICI MESI DI TERRORE – L’anno dello Stato Islamico

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Francia. Parigi. Charlie Hebdo. Non è un quiz, sono semplicemente alcune delle parole più cliccate nel 2015 su Google.

Tre termini accumunati da un “minimo” comune denominatore: lo Stato Islamico.

È sicuramente l’anno del terrorismo. L’anno in cui una guerra di strada è arrivata sul palcoscenico d’Europa. Uno studio, condotto dagli esperti del centro britannico di studi militari Ihs Jane’s, rivela che lo Stato Islamico ha perso il 14% dei territori che controllava in Siria e in Iraq, ma nella testa dell’Occidente i terroristi avanzano. Un esempio è il Giubileo a Roma, in una piazza venduta come piena che in realtà era pressoché vuota rispetto a eventi precedenti. Oppure ai continui allarme bomba che scandiscono la routine delle nostre metropoli. Senza dimeticare la paura nel cieli: tra valige, pacchi e giocatoli scambiati per ordigni del terrore che costringono ad atteraggi d’emergenza molti aerei europei e non.

Ma tutto ciò ha un’inizio. La data è il 7 gennaio 2015. I colpi d’arma da fuoco stendono dodici dipendenti della rivista satirica Charlie Hebdo. Dietro i fucili, il grilletto premuto dei fratelli Cherif e Said Kouachi. Poco più lontano, sempre nella capitale francese, Amedy Coulibaly, fedele allo Stato Islamico, uccide una vigilessa. Il giorno seguente prende alcuni ostaggi in un supermercato kosher e ne uccide quattro prima di essere eliminato dalle teste di cuoio francesi.

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Dopo la Ville Lumière, una densa striscia di sangue macchia la cartina geografica, senza risparmiare nessuno: Kenya (142 morti); Tunisia, a Tunisi e in un resort di Sousse (rispettivamente 22 e 38 morti); Turchia (102 morti e almeno 500 feriti); Egitto, precisamente penisola del Sinai. Un aereo russo decollato da Sharm el-Sheik si schianta con a bordo 224 anime. E ancora la Francia, ancora Parigi. Sei diverse zone interessate, una strage: 129 morti e altri 350 feriti. Mentre l’Europa piange le vittime e si lecca le ferite, in California, viene versato altro sangue nel nome del Califfo. San Bernardino: 14 morti e 17 feriti. La mano armata stavolta è di una coppia di sposi: Syed Rizwan Farook e Tashfeen Malik.

E come si è risposto a questi attacchi? La Russia, colpita in Egitto, decide che è guerra – e sappiamo tutti che Putin quando si parla di terrorismo ha la mano pesante – la Francia spedisce le sue navi e i suoi missili; la Gran Bretagna che nel frattempo ha autorizzato la Raf a operare militarmente anche sui cieli della Siria, appoggia i francesi. Tutti in azione tranne l’Italia. Renzi tituba. Meditiamo sul da farsi, ciò che è successo nei mesi precedenti non ci basta, non ci tocca. E così, pensando, abbiamo perso il nostro status di Paese sovrano e i nostri soldati, tanto abili da addestrare le truppe pashmberga che combattono le truppe dell’Isis giorno dopo giorno, non sono nient’altro che contractor spediti a difesa di enti privati, a rischiare la vita per i soldi di qualcuno piuttosto che per l’onore della nostra bandiera.

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