Il Sud con Salvini

È allarme sui Salah italiani: sono pronti a uscire di galera

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È la notte degli attentati di Parigi, televisioni accese. Nella sezione speciale dei condannati per terrorismo islamico del carcere di Rossano Calabro si alza n grido, come quando si fa il tifo durante una partita di calcio alla tv.

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«Viva la Francia libera!», si sente urlare, anche in italiano, come se fosse un goal. Sono almeno in quattro. Rossano Calabro è uno degli istituti penitenziari a più alta densità di terroristi jihadisti d’Italia: sono ventuno nella sezione, venti islamici e un terrorista dell’Eta. Quattro la sera degli attentati e uno il giorno successivo hanno applaudito agli attacchi. Poi molte parole in arabo, rimaste nelle celle e non note. I venti sono tutti imputati o condannati in vari gradi di giudizio per il reato 270 bis, associazione con finalità di terrorismo, dietro le sbarre sempre insieme, nessun contatto con gli altri detenuti ma una grande assiduità tra loro, preghiere più volte al giorno in una saletta dedicata ricoperta di tappeti e carne di macinato speciale, acquistata apposta per il gruppo del terrore nelle macellerie che la confezionano. Così è la vita nel braccio jihadista di Rossano. Scorreva in una inquietante normalità fino alla notte del 13 novembre, fino a quelle grida: un tributo ai kamikaze di Parigi, un’esultanza macabra per i 130 morti, arrivata non da gente che non si vedrà mai per la strada, ma da condannati che, chi prima chi dopo, torneranno liberi. A quanto apprende Il Giornale, uno dei cinque supporter «calabresi» di Abbaaoud, Salah Abdeslam e compagni potrebbe uscire da qui a pochi mesi: fine pena nel 2016, ci siamo. Seguirà altri jihadisti che nel corso di questi anni hanno già lasciato Rossano.Gli ospiti della sezione terrorismo sono «calabresi» solo come residenza penitenziaria, in realtà si tratta di estremisti islamici in parte assegnati circa sei anni fa dagli Stati Uniti con un sistema di territorialità (ex affiliati di Al Qaida che avevano commesso reati in Italia) e in parte condannati in più recenti inchieste tutte italiane. L’estremista fan dei kamikaze parigini più prossimo all’uscita è stato condannato in appello a Milano per la presunta appartenenza a una cellula jihadista a Bari. Il reato di associazione con finalità di terrorismo prevede comunque pene tra i 7 e i 15 anni. Tenuto conto che non tutti sono carcerati di primo pelo, per tutti, chi prima, chi dopo, arriverà il momento di tornare uccel di bosco. Intanto la sorveglianza esterna del carcere è stata rinforzata: la copertura dei controlli è totale durante tutto l’arco orario, giorno e notte, e suddivisa tra quattro forze di polizia. Difficile sapere qualcosa dall’interno, ma alcuni paradossi emergono: nel braccio dell’islam estremo di pomeriggio si trovano a lavorare soltanto due guardie. Questo significa che se uno dei due ha un problema, un unico secondino si trova a dover accompagnare i venti superpraticanti a pregare nella saletta dedicata. Il trattamento alimentare è speciale e rispettosissimo della religione islamica. E il pattugliamento esterno si svolge con una Fiat Punto datata e non blindata. Uomini e mezzi sono assolutamente non proporzionati alla delicatezza della situazione. Come se non bastasse, è annunciato l’arrivo imminente nel carcere di Rossano di una decina ex terroristi rossi da Catanzaro. «Ci opponiamo fermamente all’apertura della sezione dice il segretario generale aggiunto del sindacato Sappe, Giovanni Battista Durante perché non abbiamo uomini e si ridurrebbero ulteriormente gli spazi. Trasferiranno 15 guardie, ma ne sarebbero necessarie almeno 30, anche per rafforzare la sezione degli estremisti islamici. E i mezzi sono completamente inadeguati». Carne finissima per i terroristi e nessuna blindatura per la Punto di vedetta.

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