Il Sud con Salvini

Ecco la blacklist degli islamici italiani con cui non fare affari

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Sono 85 gli uomini legati all’Italia con cui non si possono “fare affari” perché legati, chi più e chi meno, al terrorismo islamico.

Lo rivela il quotidiano Il Tempo che è venuto in possesso di una blacklist stilata dal Dipartimento del tesoro americano dove sono indicati i nomi delle aziende e degli imprenditori sospettati anche di traffico illegale di droga e rapporti con la mafia.

Di queste 85 ben l’80% è oppure è stato residente in Lombardia, il 10 in Emilia Romagna, il 6 nel Lazio e il 4% in Campania. Si tratta perlopiù di jihadisti salifiti di origine maghrebina con un’età va dai 30 ai 50 anni e con un livello di istruzione medio-basso. Alcuni di loro sono stati processati e condannati con l’accusa di terrorismo, ma ci sono anche persone segnalate per reati connessi come la falsificazione di documenti e il 90% sono reduci dal conflitto dell’exYugoslavia degli ’90. Tra i nomi più noti alle cronache, c’è quello del tunisino Jarraya Khalil, soprannominato “il colonnello” per i suoi trascorsi in Bosnia che, prima di essere espulso, era detenuto nel carcere di Rossano a seguito dell’arresto avvenuto nel 2008 dalla Digos di Bologna per associazione con finalità di terrorismo.

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Nella blacklist c’è, poi, anche Ahmed Nasser Yacine, ex imam di una moschea napoletana, autore di Khutubas (sermoni) infuocati contro l’Occidente. E persino Essid Sami ben Khemais, capo di una cellula lombarda del gruppo salafita per la predicazione e il combattimento che, stando alle intercettazioni delle forze dell’ordine, ha parlato più volte con Mehdi Kammoun di armi chimiche e ordigni esplosivi. Scontata la pena entrambi sono stati espulsi in Tunisia, dove hanno intrattenuto rapporti con lo Sheikh Seifallah ben Hassine, alias Abu Iyad, organizzatore delle stragi in Tunisia e Libia, ricercato anche per l’attentato all’ambasciata americana a Tripoli.

Scorrendo l’elenco di segnalati dal Dipartimento del tesoro Usa, poi, compare il nome di Ferdjani Mouloud, alias Abd el Hafiz Abd el Wahab e El Heit Ali, entrambi in passato residenti a Roma, dapprima come membri del GIA algerino e poi di Ansar el Sharia. Idem per lo Sheikh Hassan Dahir Aweys , un somalo che ha vissuto a Roma e che è ritenuto uno dei finanziatori del gruppo Al Ittihad Al Islamy. Insieme al connazionale Al Shabaab ha finanziato il terrosismo jihadista tramite la banca “fantasma” Al Barakaat. Nelle liste appare anche il nome di Es Sayed Abdelkader, alias Abou Salah, o lo sceccio rosso, per il colore di capelli, residente a Roma e in diretto contatto con Aymen Al Zawahiri. Alcuni dei segnalati della blacklist, secondo l’intelligence americana, sarebbero passati nelle file dello Stato islamico.

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