Il Sud con Salvini

Famiglia costretta a vivere in ex caserma. Le case popolari ai rom

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Le storie appaiono tutte uguali, identiche. Da nord a sud lo stesso copione, la stessa sceneggiatura. Ci sono persone disperate, rimaste senza lavoro, senza casa e senza affetti. Nonostante tutto, devono combattere una guerra anche con chi dovrebbe aiutarli: il cosiddetto Stato. Antonio Del Furbo

Alfredo, con la sua famiglia, nel luglio scorso è stato costretto ad abbandonare casa in virtù di un esecuzione di sfratto. L’uomo è sposato e ha due figlie. Nel 2007 ha perso il lavoro e non è riuscito più a trovarne uno. In un attimo si da ritrovato in mezzo a una strada.

Preso dalla disperazione ha occupato  l’ex caserma dei Vigili del fuoco di Lanciano in provincia di Chieti. E lì si è stabilito, tra non poche vicissitudini, con la moglie e le due figlie, di cui una minorenne.

“Io mi sento abbandonato insieme alla mia famiglia – racconta – soprattutto dalle istituzioni”. Alfredo ha chiesto vari incontri al sindaco della città, Mario Pupillo, che è anche presidente della Provincia di Chieti, ma senza ottenere risposte concrete.

Il primo cittadino ha risposto (come spesso sono abituati a fare gli uomini dello Stato che non rappresentano più nessuno se non loro stessi) in burocratese a un grido d’aiuto:“Le assegnazioni di alloggi e case parcheggio – precisò Pupillo – avvengono attraverso graduatorie, frutto di tre bandi, che si basano su norme, legislative e di regolamento, che non concedono a nessuno di percorrere scorciatoie o avvalersi di percorsi di favore”. Dunque il primo cittadino ad un uomo, con moglie e figli a carico senza lavoro e senza casa, ha precisato che “l’iter amministrativo è chiaro e trasparente, che non può e non potrà mai essere modificato né da azioni plateali né da strumentalizzazioni di gruppi o persone che sfruttano irresponsabilmente il dolore e le difficoltà di nostri concittadini”.

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Ma il sindaco e tutta la macchina burocratica lancianese sono andati oltre.

Appena Alfredo ha occupato l’ex caserma, i vigili lo hanno raggiunto per identificarlo e invitarlo ad abbandonare lo stabile. Non solo:“sono tornati più volte e hanno scoperto che un’associazione ci fornisce energia elettrica gratuitamente dal proprio contatore e credo abbiano fatto qualche azione anche contro di loro”.

Eppure il Comune qualcosa potrebbe pur fare per aiutare questa famiglia. Perché non verificare se tra i tanti immobili abbandonati e addirittura in fase di demolizione non ce ne fosse qualcuno in grado di far fronte a tale emergenza? Perché non deliberare in giunta l’assegnazione temporanea per Alfredo e la famiglia come già accaduto per altre famiglie tra cui due persone di origini romene? Per carità, assegnazioni, quelle fatte, rispettando procedure e leggi. Ma per Alfredo si potrebbe ravvisare il carattere d’urgenza?

Perché un astio così profondo nei confronti di persone che sono cadute in disgrazia in un particolare momento della propria vita? Qualcuno si rende conto dove vive Alfredo con la propria famiglia? Quei Vigili urbani che rondano per invitarlo ad abbandonare lo stabile si rendono conto che quattro persone, tra cui una minorenne, secondo la loro legge sarebbero costretti a vivere per strada in pieno inverno? C’è qualche responsabilità in tutto questo oppure basta lavarsi la coscienza? Possiamo opporre qualcosa di più costruttivo per il benessere del persone o dobbiamo tenerci sceriffi deboli con i forti e forti con i deboli?

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