Ieri quasi per scherzo ho scritto su Twitter un pensierino elementare: il diritto del mare impone di salvare chi è in pericolo di vita, non di portarselo a casa (nostra) e di mantenerlo per sempre. Moltissimi hanno capito il senso della frase, molti altri no. Vediamo allora di spiegare.

Nel Mediterraneo naviga una imbarcazione Ong svedese o tedesca o norvegese. Il comandante vede un barcone stracolmo di sfigati in procinto di annegare e per spirito umanitario (autentico o no) li soccorre, caricandoli a bordo.

Che brava persona. Diamogli una medaglia, magari poco costosa. Ma per quale motivo costui si sente autorizzato ad attraccare il proprio piroscafo straniero in una località italiana e di rifilarci migliaia di migranti di cui non abbiamo necessità, avendone ospitati già abbastanza? La risposta è disarmante nella sua imbecillità: i naufraghi, secondo gli accordi internazionali (scemo chi li ha sottoscritti), vanno accompagnati nello scalo più vicino.

Ovvio che Mare Nostrum, dato che si chiama appunto Nostrum, dispone di vari porti lungo la penisola. Cosicché tutti gli stranieri raccattati da svedesi, tedeschi e norvegesi finiscono qui, quando la logica, invece, dovrebbe consigliare ogni bastimento ad approdare nella nazione che gli fornisce la bandiera. Ciò vìola i patti firmati da noi italioti? Stracciamoli e mandiamo tutti i contraenti al diavolo.

Non siamo più in grado di interpretare lo spiacevole ruolo di discarica africana. Se non trasformiamo questo concetto in realtà saremo rovinati, anzi, siamo ben avviati verso il disastro.

Esiste inoltre il problema della chiusura dei porti stessi. Chi ci vieta di renderli inaccessibili? La Boldrini?
Bergoglio? Riccardi? I capi della Caritas? Non siamo obbligati ad ascoltare questa gente che i profughi li ha intravisti solo in fotografia e ignora i drammi che provocano nel Paese.

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Qualcuno ingenuamente si domanda: se blocchiamo le banchine di ancoraggio e respingiamo i neri, costoro dove saranno trasportati? Nel luogo di partenza o altrove? Ma se la nave è spagnola saranno affari degli spagnoli. Se è tedesca saranno affari dei tedeschi.

È assurdo che ci si debba preoccupare di ospitare gli stranieri recuperati da equipaggi che con l’ Italia non c’ entrano. Ogni flotta della salvezza si arrangi in proprio, non riversi sulle sponde dello Stivale coloro che erano sul punto di affondare.

Prendiamo la Spagna. Non riceve extracomunitari, preferisce sparare contro chi si azzarda ad attraccare, poi però manda in giro le proprie Ong, che setacciano il Mediterraneo, traggono in salvo i candidati all’ annegamento e anziché condurli in patria li consegna a noi, stupidamente pronti ad accettarli. Se questa non è follia, ditemi voi cosa è. Nell’ arte sovrana di alzar la sottana e di farci fottere non ci batte nessuno.

Un altro discorso falso è il seguente. Saremmo costretti ad aprire le braccia ai migranti di qualsiasi tipo perché essi, poveretti, sono in fuga e vanno aiutati. Non è vero. Quando salpano i gommoni, chi vi sta a bordo ha pagato somme rilevanti agli scafisti e sa perfettamente che dopo alcune miglia sarà issato sui mezzi delle Ong e poi accolto dai buonisti italiani, felici di speculare sulle rette, come è noto. Quindi siamo di fronte a un doppio opportunismo: quello dei fuggiaschi, che vanno sul sicuro, e quello dei soccorritori che non lavorano gratis.

In conclusione, per porre un termine all’ invasione bisogna astenersi dal farsi buggerare dai professionisti dell’ umanitarismo di maniera, ben retribuito, e dai finti miserabili espatriati nella consapevolezza di essere protetti dai beoti che siamo.

Fonte: Qui

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