FELTRI CONTRO MAURIZIO MARTINA: “NON CAPISCE NIENTE… TORNI SUL TRATTORE E NON CI ROMPA LE SCATOLE”

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11/03/2013 Roma. Trasmissione televisiva Rai Porta a Porta. Nella foto il giornalista Vittorio Feltri

Il ministro del Pd Maurizio Martina, responsabile delle politiche agricole, è di Bergamo, cioè la città (e la provincia) che in Lombardia ha ottenuto il record dei votanti per il referendum. Egli si è sempre dichiarato ostile all’autonomia, e ciò spiega perché i progressisti sono dati perdenti alle prossime elezioni finalizzate al rinnovo del Parlamento. Chi va contro le aspettative della gente non può pretendere di strappare molti consensi popolari.

La crisi dei partiti tradizionali è provocata da questo: ignorare gli orientamenti degli elettori porta a un distacco enorme tra i cittadini e coloro che vorrebbero rappresentarli. Martina si è impegnato al massimo per contrastare il plebiscito e ha perso. Ora insiste nel suo errore affermando: «Sì, discuteremo ma i soldi delle tasse non sono trattabili».

Una sciocchezza tipica di chi, dovendo occuparsi (male) di trattori, non sa nulla in materia fiscale. Infatti i lombardi e i veneti non si sono mai sognati di non pagare le imposte, tant’è che sono i primi contribuenti italiani. La massa degli evasori sistematici è nel Mezzogiorno. Basta dare un’occhiata alle tabelle ufficiali per rendersene conto. I calabresi, ad esempio, spendono in media il doppio di quanto denunciano. Come fanno? Hanno la bacchetta magica? Ipnotizzano gli esattori? Nossignori, evadono alla grande e nessuno osa bussare alla loro porta allo scopo di riscuotere. Pertanto, caro ministro, autonomia o no, noi continueremo a versare tributi.

Tuttavia non desideriamo che essi finiscano interamente a Roma e siano poi amministrati da sprovveduti uguali a lei e ai suoi compagni specialisti in disastri ed in accumulo del debito pubblico. Voi democrat siete bravissimi nel saccheggio del Nord e nello sperpero del bottino. Lo dimostra la circostanza che, con i denari sottratti a noi, non siete stati in grado neppure di sollevare il Sud dallo squallore in cui si trova da sempre. Spendete e spandete capitali in iniziative idiote, mortificate le aziende e chiunque intraprenda, investite nell’assistenzialismo sprecone. Se gli ospedali meridionali sono macellerie e se i degenti sono divorati dalle «formiche» la colpa non è dei valligiani orobici, bensì vostra, dei politici pasticcioni ai quali preme soltanto la conservazione del posto in lista.

Non siete soltanto bulli, ma anche lazzaroni e incompetenti. Ci avete sfruttati per anni e anni ricompensandoci con insulti: razzisti, polentoni, egoisti. E ora, poiché non ne possiamo più del vostro potere arrogante, ci volete imbrigliare per continuare a rapinarci. Caro Martina, ficcatelo bene nella testina che siamo persone responsabili: seguiteremo a mandare a Roma il 50 per cento dei quattrini prelevatici dal fisco. Certamente, diamo volentieri una mano ai terroni. Una mano. Non entrambe.

Abbiamo dato prova di efficienza nell’ultimo mezzo secolo. Da queste parti funzionano i servizi, le città sono pulite quanto la Svizzera, mentre dalla Capitale in giù è un orrore, manco le mafie siete riusciti a sconfiggere, anzi, ce le avete trasportate qui e qui fanno affari. Stateci alla larga. Prelevateci il 50 per cento delle tasse, e che sia finita lì. Il resto ce lo teniamo non per fare la bella vita: solo per vivere da uomini e donne civili, quali voi politici accattoni non siete.

E tu, comunistello dei miei stivali, smettila di cianciare su argomenti che non conosci. Perché non fai la guerra al Friuli Venezia Giulia, regione autonoma guidata dalla compagna Serracchiani? Perché non combatti la Sicilia, che è a statuto speciale e sprofonda nelle porcherie? Perché lasci in pace la Sardegna? Proteggi i tuoi amichetti e attacchi noi che vi riempiamo di foraggio la greppia.

Vergognati bergamasco senza bergamaschità. Autonomia non è indipendenza, ma libertà di godere del proprio lavoro. Già, il lavoro che voi non fate poiché vi duole la schiena. Noi la schiena l’abbiamo dritta. Andate a zappare nei campi così imparerete a non campare a sbafo.

Fonte: qui