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Fermato a Nuoro un imam algerino che istigava alla jihad nei suoi sermoni

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Iraqi fighters from the Saraya al-Salam (Peace Brigades), a group formed by Iraqi Shiite Muslim cleric Moqtada al-Sadr, wave their weapons as they leave the holy city of Najaf in a convoy with Iraqi government forces to head to the northern Iraqi city of Tikrit to continue the offensive against Islamic State (IS) group jihadists to retake to city on March 20, 2015. The offensive to push back IS militants from Tikrit began on March 2, and Iraqi forces have only recently reached the city limits where they have been stalled by bombs and entrenched fighters. AFP PHOTO / HAIDAR HAMDANI (Photo credit should read HAIDAR HAMDANI/AFP/Getty Images)

Un algerino che si era proclamato imam e che, nel corso dei suoi sermoni, istigava alla jihad è stato fermato dagli agenti del Nucleo Investigativo Centrale del Corpo di Polizia penitenziaria di Nuoro. L’uomo era già stato detenuto a Sassari. Oggi sarebbe dovuto uscire dal carcere Badu e Carros, invece è stato fermato.

“Apprezzamento” per l’operazione della polizia penitenziaria è stata espressa dal segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe Donato Capece sottolineando che il monitoraggio nelle carceri proprio per combattere il fenomeno del proselitismo è costante ma “per fare questo servono fondi per la formazione e l’aggiornamento professionale dei poliziotti penitenziari e nuovi agenti”. ”Recentemente il ministero della Giustizia ha parlato della presenza di circa 50 detenuti radicalizzati e di almeno 300 quelli ritenuti a rischio di radicalizzazione. A nostro avviso è un dato sottostimato, se solo si considera che sui 58.115 detenuti ospitati nelle carceri italiani ben 19.903 sono stranieri – evidenzia Capece -.

Di questi, più di 10mila sono musulmani, la stragrande maggioranza dei quali è praticante. Serve dunque prevedere l’assunzione di un adeguato numero di nuovi agenti di Polizia Penitenziaria e un piano di formazione e aggiornamento professionale, compreso l’apprendimento di lingue straniere per i nostri agenti, finalizzato a contrastare proprio la radicalizzazione violenta e il proselitismo all’interno degli istituti penitenziari del fondamentalismo islamico”.

Tratto da Il Secolo d’Italia