FERMO, TUTTE LE BUGIE DELLA VEDOVA: COSÌ HA MENTITO AI MAGISTRATI

7176

Le sei testimonianze che le danno contro hanno costretto Chiniary Nnamdi, la vedova del nigeriano ucciso a Fermo, a fare una dura retromarcia. La sua prima versione racconta ai pm e ripresa da tutti i quotidiani come verità incondizionata aveva molte, troppe “bugie”. O almeno verità non confermate. Ed è lei stessa ad ammetterlo, quando ai pm ha ritrattato giustificandosi con un “non conosco bene l’italiano”.

Le falle nel racconto di Chiniary

Ma quali sono le falle nel racconto della vedova di Emmanuel? Eccoli, scritti nero su bianco nei verbali nelle mani degli investigatori e riportati integralmente da Libero: “Nel pomeriggio del 5 luglio 2016 – fa scrivere nel rapporto – io, mio marito e un altro ragazzo nigeriano siamo usciti per andare a comprare creme per il corpo. Arrivati all’altezza di una fermata dell’autobus, abbiamo incrociato due ragazzi bianchi e il più alto mi ha afferrato per la maglietta chiamandomi afrikaans scimmia”.

E questo è l’unico punto in cui le versioni di Chiniary e dei 6 testimoni, di fatto, sembrano coincidere. “Questo soggetto – continua la vedova – era abbastanza alto, di stazza robusta, capelli rasati (…). Quando il bianco mi stava afferrando, io gli ho chiesto perché lo stesse facendo. Mio marito si è avvicinato e io sono stata colpita con un calcio alla gamba da quell’uomo bianco che mi aveva afferrato”.

La versione di Chinary, poi, evidenzia una nuova “bugia”. La vedova, infatti, afferma più volte che nel luogo della colluttazione non c’erano automobili, fatto raccontato da Amedeo Mancini (l’ultrà arrestato), il quale ha anche sostenuto di aver insultato Chiniary perché “stava armeggiando intorno ad alcune auto”. Eppure, i testimoni e anche i vigili giurano di aver visto auto in sosta nella zona. Ma la vedova non demorde: “No, no – si legge nei verbali riportati da Libero – non c’erano automobili parcheggiate sulla via all’altezza della fermata dell’autobus. E dopo avere subito il calcio alla gamba, io sono caduta per poi rialzarmi e mio marito si è avvicinato. A quel punto l’uomo bianco lo ha afferrato al bavero e al contempo l’altro soggetto di carnagione bianca più basso si è avvicinato con l’intento di dare man forte al primo”.

Chi ha usato il palo stradale a Fermo?

Ma il particolare a mettere maggiormente in discussione la versione raccontata in un primo momento da Chiniary è il palo della segnaletica stradale. “Emmanuel – fa scrivere la vedova a verbale – ha soltanto cercato di difendersi, ma quando mio marito ha cercato di liberarsi dalla stretta e si è allontanato, l’uomo bianco alto ha afferrato un segnale stradale montato su un palo di ferro con la scritta “Stop” e con tale arnese lo ha colpito all’altezza della testa lato posteriore, al contempo gli ha dato dei calci alle gambe quindi Emmanuel è caduto a terra all’indietro ed è morto.

Preciso e ripeto che il segnale stradale è stato sollevato dall’uomo bianco e scaraventato contro mio marito che è caduto a terra esanime”. Ma tutti i testimoni sostengono il contrario. E così Chiniary ha dovuto rivedere la sua versione. Ammettendo di aver detto cose sbagliate “perché era sotto choc” e “perché non parlo bene italiano”.

Fonte: Qui