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FIGLIO UCCISO DA UN IMMIGRATO, LA FAMIGLIA PORTA ALFANO E RENZI IN TRIBUNALE

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David Raggi (27 anni) è morto, ucciso senza motivo nel marzo scorso a Terni da un marocchino, Amine Aassoul (30 anni), clandestino e con un mandato di espulsione dall’Italia mai diventato realtà.

Se lo Stato lo avesse espulso davvero, se lo avesse portato al confine e rispedito al suo Paese, ora – forse – David sarebbe vivo.

Per questo la famiglia, dopo la condanna a 30 anni di reclusione per l’immigrato, ha deciso di portare in Tribunale il ministero dell’Interno, quello della Giustizia e la presidenza del Consiglio dei Ministri. La famiglia citerà Alfano, Renzi e il guardiasigilli per danni, chiedendo 2 milioni di risarcimento. La prima udienza è prevista il 6 giugno a Roma.

In particolare, scrive Terni Oggi, il ministero dell’Interno è stato citato in giudizio per non aver espulso dall’Italia l’omicida. Nonostante la richiesta di asilo fosse stata rigettata da una commissione. Il ministero della Giustizia, invece, sarebbe colpevole di non aver portato ad esecuzione un cumulo di pene che pendeva sulle spalle di Aassoul (6 anni di reclusione per vari reati).

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“Aassoul non doveva essere a Terni al momento dell’omicidio – ha detto il legale – ma a questi due profili già noti se ne aggiunge un altro: chiamiamo in causa infatti la presidenza del Consiglio per il mancato recepimento della direttiva europea 80 del 2004, che prevede l’istituzione di un fondo di garanzia a tutela delle vittime dei reati gravi commessi da nullatenenti. Questa direttiva non è mai stata applicata dall’Italia, ma permetterebbe la liquidazione almeno delle provvisionali decise in sede di condanna, 400 mila euro”. “Non è l’aspetto economico ad interessarci – ha commentato Diego, il fratello di David – ma vogliamo dare un segnale perché nessuno patisca più quello che stiamo patendo noi. La colpa di quanto successo a mio fratello è dello Stato, perché sono mancati i controlli”.

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