Finché la politica resterà ostaggio dei pregiudizi ideologici, non ci sarà un’autentica evoluzione della coscienza collettiva capace di portare benessere e prosperità. Perdureranno invece i conflitti e le recriminazioni.

Queste divisioni ideologiche cristallizzano il nostro presente nel passato e ci impediscono di costruire un futuro migliore.

Continuiamo a dividerci dopo anni, secoli, millenni su questioni di principio come se il tempo non fosse mai passato, senza renderci conto che l’unica cosa che conta è il presente, il qui ed ora, da vivere pienamente senza il fardello e il peso di un tempo che non ci appartiene, che è totalmente “passato”.

Domenica scorsa ho letto un intervento di Paolo Becchi su questo giornale, il quale, utilizzando espressioni quali “liberisti” o “keynesiani”, rivendica per lo Stato la possibilità di fare spesa pubblica ponendo questa opportunità in contrapposizione con la mia proposta di Flat Tax.

Le due cose, caro Becchi, non sono in contrapposizione.

È vero che la Flat Tax è stata proposta per la prima volta nel 1956 da un economista classificato come liberista, ma io non voglio essere indicato come tale anche perché, considerando centrale il ruolo dello Stato e l’intervento statale nell’economia, i suoi canoni confermano che non lo sono.

Forse però non sono neppure un keynesiano, in quanto ritengo fondamentale il ruolo dell’intraprendenza privata ed individuale nell’economia di uno Stato.

Come la mettiamo? Non è forse tempo di coniare nuovi termini e nuovi modi di pensare? Pensieri che magari assumano dal passato le cose migliori e più utili, senza pregiudizi, imparando dagli errori e dai tentativi compiuti per migliorarsi.

Un nuovo modo di pensare, in cui imprenditorialità privata e intervento dello Stato vanno a braccetto invece di farsi la guerra, in cui vengono lasciate risorse sufficienti alle famiglie e a chi sa fare impresa in modo da rilanciare consumi e occupazione.

Mettere in moto la ricchezza e la crescita di un Paese significa poter garantire spesa sociale, maggiori garanzie e diritti per i cittadini. Ricordo a Becchi che anche il Burkina Faso può fare debito e stampare moneta, ma senza un tessuto industriale e produttivo non può offrire ai suoi cittadini più di una ciotola di riso. Non ci si può limitare a dire che occorre fare spesa pubblica.

Bisogna anche pensare a come garantire la sopravvivenza e la prosperità del nostro sistema produttivo.

Ogni proposta economica che guardi al futuro deve saper conciliare queste due necessità: quella di un’economia reale fatta di impresa e lavoro, e quella di uno Stato attento ai bisogni dei suoi cittadini.

La mia visione economica non si limita alla domanda e all’offerta, ma all’individuo in quanto essere umano posto al centro, salvaguardato nelle sue fragilità, ma anche sostenuto nei suoi punti di forza, compresa la capacità di fare impresa che è sicuramente un talento dell’Italia di ogni epoca.

Un talento messo a dura prova dalla crisi attuale a dalle scelte scellerate degli ultimi anni, pronto però a riesplodere con tutta la sua forza se adeguatamente sostenuto.

La Flat Tax è una proposta che va in questa direzione, sicuramente migliorabile e aperta al contributo di tutti, ma deve essere svincolata da vecchie ideologie e modi di pensare che non guardano al futuro, bensì a un passato che non può ritornare, nemmeno in forma rispolverata e migliorata.

Io sono favorevole alla sovranità monetaria dello Stato, all’opportunità di quest’ultimo di fare spesa pubblica e allo stesso tempo favorevole ad una tassazione equa e semplice.

Il mio invito è di superare questi steccati fatti di etichette preconfezionate, di ideologie del passato e auspico di lavorare insieme per costruire le basi di una società più giusta nel nostro presente.

Se proprio non sapete come catalogare questo modo di vedere le cose, potete semplicemente chiamarlo pensiero divergente. Un’ultima nota, questa volta riferita all’articolo di Bertone che ringrazio per aver difeso il principio della Flat Tax: l’ammanco previsto dalla mia proposta non è di 100 miliardi, come da lui scritto, ma di 63. Su come recuperarli ci ho scritto un intero libro, che rimane a disposizione come contributo concreto al dibattito.

Fonte: Qui

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