Dietro l’Italia dei grandi numeri impegnata nel monitoraggio delle coste e nei soccorsi in mare, nella gestione degli hub e dell’accoglienza degli immigrati, ce n’è una più piccola e di cui si parla poco.

È un Paese coinvolto in prima linea non solo nella distribuzione di vitto e alloggio ma anche nell’«informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento», e che costruisce «percorsi individuali di inserimento socio-economico».

È la piccola Italia dei comuni, parte attiva nei progetti Sprar. Acronimo che sta per Servizi di protezione richiedenti asilo e rifugiati, finanziati dal ministero dell’Interno.

Anche le comunità più piccole hanno la loro fetta di partecipazione. Nel comune di Laganadi, solo 413 abitanti in provincia Reggio Calabria, il sindaco Giuseppe Cannizzaro ha messo a disposizione un progetto di integrazione con l’ausilio di due associazioni, una di Reggio e una di Catania, per dare accoglienza a 22 immigrati, a 6 donne con disagio mentale e bimbi al seguito: «Lo abbiamo fatto per incrementare la presenza in paese», confida.

Fabbriche di Fergemoli (Lu) è una comunità di 768 anime che raccoglie già 60 richiedenti asilo, inseriti nell’anagrafe.

«Ora attiveremo i progetti di integrazione Sprar per questi nuovi 14 immigrati e poi assicureremo anche agli altri meritevoli di accoglienza un percorso sociale adeguato», assicura il sindaco Michele Giannini.

Un’altra collettività emblematica è Chiusano d’Asti. Appena 220 residenti che però gestisce da comune capofila ben 39 richiedenti asilo.

«Abbiamo stipulato autonomamente una convenzione con altri 4 comuni assicura la sindaca Marisa Varvello . Tutto però parte da qui, anche le risorse».

Per i primi 6 mesi del 2017 l’intero pacchetto dei servizi per i richiedenti asilo nei comuni italiani costerà, allo Stato, poco più di 310 milioni di euro (precisamente 310.447.053) e interesserà 25.838 immigrati.

Numeri che si possono differenziare in 23.900 posti ordinari per un costo complessivo di 256.648.886 euro (e costo annuo per ciascuno di circa 10.738 euro). Altri 535 posti per immigrati con disagio mentale e disabilità, per 8.456.222 euro, pari a 15.806 euro ciascuno e infine altri 1.403 posti per minori non accompagnati pari a 45.341.945 euro ovvero a 32.317 euro ciascuno.

Le risorse impegnate, tuttavia, andranno ben oltre a causa dell’incremento di domande di partecipazione rispetto agli anni precedenti.

Vale la pena ricordare che lo Sprar è in funzione dal 2002. Certo a ritmo ridotto rispetto a oggi.

Tant’è che la corsa ad accaparrarsi l’ultimo migrante ha indotto il ministero dell’Interno a concedere quest’anno una proroga fino al 5 maggio scorso per la presentazione di nuovi progetti.

Le risorse per questa seconda tranche verranno erogate a luglio quando nelle casse comunali arriveranno anche i 500 euro per ciascun migrante ospitato.

Già perché a tanto ammonta il contributo economico che spetta agli enti locali impegnati nell’accoglienza dei richiedenti asilo e che in certi casi li ha resi così prodighi di ospitalità.

Soldi che saranno a completa disposizione delle città senza vincolo alcuno.

Tuttavia, la parte del leone nella gestione e nel monitoraggio del servizio centrale dello Sprar la fa l’Anci (l’Associazione dei comuni italiani) o, meglio ancora, la sua fondazione Cittalia.

E se la si va a cercare si trova che la sede operativa di Cittalia è ubicata a Roma e proprio in Via Quattro Fontane, esattamente dove è ubicato il servizio Sprar del ministero dell’Interno. Cittalia, a sua volta, non gestisce il servizio con personale proprio, ma ha dovuto reperire alcuni rendicontatori.

Sul portale della fondazione in bella mostra è riportato «Ricerca di esperti esterni in ambito amministrativo-contabile per il Progetto Servizio centrale del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati – annualità 2017-2019».

Tutto ciò in barba alle annotazioni che la Corte dei Conti lo scorso anno aveva espresso nei confronti dell’accordo tra ministero dell’Interno e Anci e l’affido conseguente a Cittalia.

Già, l’accordo. Ma per l’anno 2017 l’accordo nemmeno è stato stipulato.

L’affidamento è stato elargito brevi manu. Sulla questione è intervenuto anche il senatore del Carroccio Paolo Arrigoni: «Vorrei sapere se esiste un accordo formalizzato per l’Anci e il ministero dell’Interno nell’ambito della cosiddetta accoglienza diffusa e se il ministro Minniti ritiene di diffonderne il testo con la data di sottoscrizione».

Nel triennio 2014/2016 l’Anci ha ricevuto 15.456.300 euro, pari a 5.152.100 euro all’anno. Per avvalersi di Cittalia ha passato alla fondazione 10.995.300. Chissà invece quanto varrà quest’anno questo rapporto di collaborazione.

Fonte: Qui

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