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Giordano, affondo conto i giudici: “Vorrei vivere in un Paese in cui i giudici non garantiscano la libertà degli assassini”

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Pubblichiamo Posta Prioritaria, la rubrica in cui Mario Giordano risponde alla lettera di un lettore. Caro Giordano, non passa giorno senza che si venga a conoscenza di decisioni della magistratura che destano forti perplessità. Gli esempi sono così numerosi che non c’è spazio in questa sede, per elencarli tutti. Ce n’è, tuttavia, uno che va assolutamente considerato, perché riguarda la sicurezza dei cittadini italiani: la difesa della loro persona e dei loro beni.

Troppe volte i magistrati hanno avuto e manifestano, ancora, riguardo verso coloro che delinquono, con spietatezza e crudeltà, mentre trascurano ignobilmente loro vittime, non riconoscendo loro il sacrosanto diritto di difendersi, anche, loro malgrado, con violenza. Non solo, ma questi magistrati vanificano anche la fatica e i rischi degli agenti di polizia giudiziaria che, con stipendi nettamente inferiori ai loro, riescono a catturare i delinquenti, mettendo questi in libertà il giorno seguente. Le cause di questa aberrazione sono diverse, ma ce n’è una che è fondamentale: i magistrati vivono al di fuori del mondo, non hanno una percezione diretta di quella che è la vita reale: vale a dire di quella che si svolge fuori dalle aule di giustizia. La sola realtà che conoscono è quella cartacea illustrata dagli avvocati.

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Ma a loro sono del tutto ignoti i problemi della gente, le loro sofferenze, le incertezze della vita, le conseguenze, a volta tragiche, di scelte sbagliate. Realtà con cui, invece, gli avvocati si confrontano quotidianamente. Come poter cambiare questo intollerabile stato di cose? Semplicemente modificando la formazione dei magistrati: chi vuole aspirare a tale funzione deve avere praticato, prima, l’avvocatura per non meno di dieci anni. Divenuto magistrato, ogni cinque anni egli dovrà sottoporsi a test psico-attitudinali e alla verifica del suo operato. In caso di esito positivo il magistrato sarà confermato; in caso di esito negativo egli dovrà essere revocato dalla funzione. Lo so che si tratta di una mera utopia, perché in questo Paese, come diceva Tancredi ne Il gattopardo di Tomaso di Lampedusa: «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi». Però, piuttosto che tacere e subire, val la pena di gettare un sasso nello stagno: chissà che non succeda qualcosa.

La risposta di Mario Giordano: Caro Calini, che dire? Non so se la sua proposta sia risolutiva, ma il proposito di riformare la magistratura, in ogni modo, è sempre lodevole. E, anche se temo che anche il solo sollevare il problema sia pericoloso, non si può rinunciare alla speranza di vivere un giorno in un Paese normale dove i giudici possano garantire la libertà ai cittadini perbene. E non agli assassini.

Fonte: Qui

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