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Giordano: “I bastardi tagliagole del Presepe”. Così hanno decapitato Gesù Bambino

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Bastardi blasfemi. A Pitelli, in provincia di La Spezia, hanno rubato Gesù Bambino dal presepe e l’ hanno impiccato in piazza. A Seveso, in Brianza, l’ hanno decapitato. Qualche giorno fa l’ avevano decapitato anche a Luino, frazione Motte.

A Dorga, nel bergamasco, invece hanno decapitato San Giuseppe: il Bambinello, bontà loro, si sono limitati a buttarlo in un fosso dopo avergli spezzato un dito. Ci mancano soltanto la Vergine Maria presa a martellate, gli angeli bruciati insieme con i pastori, il bue e l’ asinello cotti al forno e i re magi crocifissi alla mangiatoia, e poi potremo dire di aver festeggiato degnamente il Santo Natale. Gloria a Dio nell’ alto dei cieli e pace in terra agli uomini che lo impiccano.

Il presepe pulp, fra Betlemme e Quentin Tarantino, sembra l’ ultima moda di stagione, attività prediletta degli sfaccendati, che in questi giorni evidentemente vanno in giro con la pancia troppo piena e la zucca troppo vuota. Così non trovano di meglio che profanare i simboli sacri del cristianesimo, trasformando la tenerezza di quella capanna in un monumento dell’ orrore. Una bravata? Una goliardata? Semplici atti di vandalismo? No, attenzione: questi non sono vandali. Questi sono veri e propri attentatori, giuda complici dei tagliagole, kamikaze della nostra cultura e dei nostri valori. E non conta se sono piccoli o grandi, minorenni o maggiorenni, di qua o di là, bianchi, neri, rossi o gialli: chiunque essi siano, sono dei bastardi blasfemi, cioè un pericolo per tutti noi. Perché tagliare la gola a Gesù Bambino è come tagliare la gola alla nostra civiltà. Aspettando che muoia dissanguata.Quello che è stato impiccato a Pitelli, infatti, non è un bambolotto: è il simbolo del culto che hanno praticato i nostri padri e i nostri nonni, è il credo per cui sono state erette chiese e dipinti capolavori, è la fede attorno a cui è stata declinata tutta la nostra storia, piccoli e grandi atti di eroismo e di bontà (non a caso quel presepe serviva pure per raccogliere i fondi e salvare i bambini dalla leucemia).

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E quel presepe che è stato profanato a Seveso, a Luino o a Dorga non è un addobbo alla pari delle renne con i campanelli o dei babbi natale che si arrampicano sui balconi: è la rappresentazione sacra di una fede millenaria che ci ha fatto diventare quello che siamo.L’ abbiamo detto mille volte: non importa se uno crede o no. Importa che attorno a quella mangiatoia abbiamo costruito la nostra civiltà. Già ci sembrava impossibile che non avessimo il coraggio e la forza di difenderla dagli attacchi dei pavidi e degli islamicamente corretti. Ora ci accorgiamo, però, che la situazione è ben peggiore.

Quello che sta succedendo, infatti, ci dimostra in modo inequivocabile che la mancanza di difesa dei simboli cristiani non è soltanto, come pensavamo, un segno di debolezza. No: è una vera e propria scelta volontaria, una determinazione malata, un devastante istinto suicida. In altre parole: non abbiamo fatto scomparire i presepi dalle scuole per rispettare gli altri. No, l’ abbiamo fatto perché volevamo proprio distruggerli, cancellarli, decapitarli, impiccarli.

E qualcuno ha cominciato a mettere in pratica, alla lettera, la lezione. Ma impiccare Gesù Bambino è come impiccare noi stessi. E chi non capisce la gravità di un gesto così autolesionista, chi non capisce che distruggere i presepi è distruggere la nostra società, chi cercherà di buttarla sui «soliti vandali» o «s’ è rotta una statua», chi proverà a minimizzare, ebbene costui diventerà immediatamente complice del disegno auto-distruttivo. Alla fine, infatti, non sarà l’ Isis a vincere: saremo noi che ci consegneremo loro uccidendo tutto quello che finora ha dato forza e senso alla nostra storia. Perciò fa effetto che questi gesti così osceni passino relativamente sotto silenzio.

Pensateci: se fosse stato profanato un Corano sarebbero già partite le fatwe dei nostri intellettuali, se si fosse recata offesa al signor Maometto avremmo sentito levarsi cori di tromboni con l’ indignazione in ottava maggiore. Invece si impicca soltanto Gesù Bambino, si taglia la testa a San Giuseppe.

Che cosa volete che sia? Una bravata, una goliardata, niente di che. I cristiani non si lamentino. Anzi, si facciano il segno della croce, almeno fin che non decapiteranno pure quello.

Mario Giordano

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