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Gli americani non si fidano più di Obama: «Non ha un piano contro l’Isis»

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Le ultime dichiarazioni del presidente Barack Obama sull’Isis non hanno convinto gli americani, che da tempo pensano che la Casa Bianca non abbia alcuna strategia in politica estera. Obama, insomma, non avrebbe un piano strategico per combattere l’Isis. Emerge da un sondaggio di Cbs News a dieci giorni dagli attentati di Parigi. In base all’indagine, il 66% degli americani crede che il presidente non abbia un piano chiaro per sconfiggere lo Stato islamico in Iraq e in Siria contro il 23 per cento secondo cui Obama ha invece delineato un progetto definitivo. E ancora, il sondaggio rileva che un sempre maggior numero di americani sostiene l’invio di truppe di terra: il 63 per cento degli intervistati ritiene che i soldati al fronte in Iraq e in Siria sono l’unico modo per sconfiggere l’Isis, un aumento di 4 punti percentuali rispetto ad agosto, contro il 20% secondo cui gli attacchi aerei possono eliminare i terroristi. Il sondaggio rileva anche che metà degli americani è diviso sull’ipotesi o meno di accogliere i rifugiati siriani: il 50 per cento si dice contrario contro il 47% disposto all’accoglienza ma con misure di controllo più severe.

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Obama ammorbidisce i toni nei confronti di Assad

Poche ore fa, dalla Malesia, Obama aveva nuovamente dichiarato guerra all’Isis, ammorbidendo i toni su Bashar al Assad, forse su consiglio di Vladimir Putin, lasciando intravedere gli sforzi diplomatici in corso per rafforzare la coalizione contro lo Stato Islamico contando anche sul possibile appoggio della Russia. «Distruggeremo l’Isis. E un obiettivo realistico. E lo faremo senza tradire i nostri valori’», ha infatti affermato il presidente americano, riferendosi al nodo dei rifugiati ma anche al voltarsi le spalle l’uno contro l’altro per motivi religiosi o di razza. «L’America non sarà mai in guerra con nessuna religione perché è fatta da più religioni». Da Kuala Lumpur il suo messaggio è stato: «Non accetteremo l’idea che gli assalti terroristici siano il nuovo normale. Non cederemo alla paura perché la paura è la prima forza che i terroristi hanno su di noi. Non ho paura che l’Isis ci batta con le sue operazioni». Obama nelle prossime ore incontrerà a Washington il presidente francese, François Hollande, che farà successivamente tappa in Russia per un incontro con Putin. La diplomazia è finalmente al lavoro e punta a rafforzare la coalizione contro l’Isis, anche con l’appoggio di Mosca. Gli Stati Uniti restano guardinghi e, pur apprezzando le ultime iniziative russe, mostrano cautela. Torna alla ragionevolezza ora Obama, che quattro anni fa aveva dichiarato apertamente che Assad avrebbe dovuto lasciare dal primo giorno di transizione politica. Con l’attenzione puntata sull’Isis, Assad è passato in secondo piano di fronte agli sforzi diplomatici in corso che puntano come primo obiettivo al cessate il fuoco nel Paese. E il governo Assad potrebbe restare al potere più di quello di Obama. Un nuovo piano di pace appoggiato dagli Stati Uniti non fa riferimento al futuro del presidente siriano, limitandosi a dire che «libere e giuste elezioni dovrebbero tenersi in seguito alla nuova costituzione in 18 mesi».

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