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GLI ATTACCHI AEREI HANNO AFFAMATO GLI JIHADISTI – L’Isis ha dimezzato tutti gli stipendi

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L’Isis paga bene. Abbastanza da convincere in questo modo più di uno a imbracciare il kalashnikov e unirsi alle schiere jihadiste che hanno conquistato un territorio grande quasi quanto la Gran Bretagna nel 2014, approfittando di una Siria in guerra e di un Iraq debole e diviso.

Questo si è raccontato per mesi, parlando dei molti modi in cui il gruppo si finanzia, dal petrolio che riesce a esportare ai sequestri, dipingendo l’immagine di un’organizzazione ormai autosufficiente. Un ritratto messo in crisi da alcuni documenti che trapelano dal “ministero del Tesoro” dell’Isis, il Bayt al-Mal, che hanno rivelato che da dicembre il gruppo soffre di qualche difficoltà economica.

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Non deve avere aiutato l’attacco aereo che pochi giorni fa ha colpito quella che veniva considerata la banca centrale dell’Isis a Mosul, città irachena di cui hanno il controllo dal giugno 2014. Il video diffuso dal comando statunitense mostra un colpo riuscito, in cui secondo gli analisti milioni di dollari sarebbero andati in fumo, letteralmente.

Potrebbe essere questa una delle ragioni che hanno convinto i jihadisti a ridurre, dimezzandola, la paga ai suoi miliziani, giustificando la cosa con le “circostanze eccezionali” che sono costretti ad affrontare. Il quotidiano israeliano Jerusalem Post ipotizza che anche gli sforzi per la campagna militare a Ramadi, città riconquistata dai governativi iracheni, possa avere influito negativamente sulle possibilità finanziare.

“Nessuno sarà esonerato dalla decisione” di dimezzare la paga, si legge nelle carte trapelate dalla Siria e pubblicate dall’Independent. Come questo possa influire sulla lotta all’Isis è da vedere, ma di certo non farà piacere ai mujahidin. Un’arma in più da utilizzare per battere i jihadisti.

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