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Gli USA GIOCANO SPORCO sull’Ucraina per attuare il loro piano in Siria

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La tacita questione posta da Washington è la tentata azione di forzare il braccio di Mosca per farsi consegnare su un vassoio la testa del leader della Siria, Bashar Al-Assad, in cambio di questa gli USA richiamerebbero i “cani da guerra” dell’Ucraina.

Questo era per Kerry il secondo viaggio di quest’anno in Russia, nel corso del quale ha avuto conversazioni con il suo omologo russo, Sergei Lavrov, ed il Presidente Vladimir Putin. Dalle informazioni ricevute attraverso la “Voice of America”, il governo degli USA ha proposto di trattare assieme le due questioni, quella della Siria e quella dell’Ucraina. La stessa fonte ha citato un alto funzionario di Washington del Dipartimento di Stato USA dicendo che, nel corso della sua missione, Kerry ha affermato che “Assad continua a dare quei messaggi negativi per cui “la Russia ha necessità per trattare con lui”.

Da notare l’arrogante atteggiamento americano sul come la Russia dovrebbe aver necessità dell’avallo americano per discutere di qualsiasi cosa con il leader della Siria. Il funzionario americano di seguito ha continuato dicendo: “non stiamo giocando, vogliamo fare un accordo interscambiando l’Ucraina con la Siria”. (“We are not playing, ‘Let’s Make a Deal’ here, trading Ukraine for Syria”).

Queste sono questioni diverse con percorsi separati da seguire.

Nonostante la negativa ufficiale della interrelazione tra Siria ed Ucraina, questa è esattamente la manovra che Washington sembra voler gestire.

La visita di Kerry a Mosca è stata preceduta da quella di Joe Biden a Kiev, il vicepresidente USA, nel suo quarto viaggio di alto profilo nella capitale Ucraina. In quell’occasione Biden ha parlato di fronte al Parlamento ucraino ed ha solennemente ammonito Mosca ad “adempiere agli accordi di Minsk”.

Biden ha annunciato l’arrivo di 190 milioni di dollari in aiuti finanziari ai tormentati funzionari del regime di Kiev del presidente Petro Poroshenko. Questo fa parte dell’importo totale di 300 milioni di dollari in aiuti militari assegnati dal Congresso USA all’Ucraina.

In una visita separata, all’inizio del dicembre, la segretaria di Stato per l’Europa, Victoria Nuland, la stessa che aveva diretto il colpo di Stato a Kiev nel Febbraio del 2014, si era riunita con i responsabili governativi. Nel corso di entrambe le visite, della Nuland e di Biden, si è notato un aumento delle violazioni alla tregua da parte dell’Esercito ucraino. Da quando era entrato in vigore il cessate il fuoco vi era stata una tranquillità relativa tra le forze separatiste dell’est Ucraina (appoggiate dalla Russia) e l’esercito di Kiev (sostenuto dalla NATO) tranne alcuni scambi di colpi di artiglieria.

Tuttavia nelle ultime settimane si è verificata una drammatica escalation degli scontri con la prospettiva di mettere a rischio il cessate il fuoco e gli accordi di Minsk. In grande misura le violazioni del cessate il fuoco sono da attribuire all’Esercito di Kiev cha risulta abbia riportato armi pesanti a ridosso della linea di contatto ed ha fatto registrare più di cento violazioni alla tregua negli ultimi tempi. Sono stati effettuati bombardamenti su alcune località nella Repubblica di Donetsk ed in quella di Lugansk.

Mentre Biden stava svolgendo il suo “sermone” diretto verso Mosca, il responsabile militare della RPR, Eduard Basurin, annunciava che 238 mezzi corazzati delle forze ucraine si erano spostati sulla linea di contatto e che su questa linea si erano registrati 100 attacchi in violazione della tregua stabilita.

Si sono anche registrati lanci di missili e fuoco di artiglieria nelle città della Repubblica di Donetsk, nella DPR, a Gorlovka, a Spartak, a Pisky e sull’aeroporto civile di Donetsk. Questi attacchi sono stati verificati e confermati anche dagli osservatori dell’OCSE, incaricati di sorvegliare la tregua, i quali hanno potuto constatare i crateri lasciati dalle bombe e gli altri danni causati dai missili multipli lanciati sulla zona di Donetsk ed incluso un ospedale a Debaltsevo. Si è trattato di attacchi deliberati che la OCSE ha verificato, sebbene non abbia dato molta evidenza a queste violazioni.

Quello che sembra innegabile è che le forze di Kiev hanno avuto ordine di intensificare le loro provocazioni e che queste hanno avuto l’appoggio tacito da Washington.

In questo contesto, le avvertenze del vicepresidente degli USA, Joe Biden, alla Russia di “non star rispettando gli accordi di Minsk”, sembrano piuttosto come voler attuare una cinica profezia. L’accordo di Minsk viene bruciato dal regime filo nazista di Kiev, adulato e sostenuto dagli USA, ma per Washington risulta ideale buttare le colpe sulla Russia e sulle milizie separatiste delle Repubbliche del Donbass, appoggiate da Mosca.

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Questo il senso delle insinuazioni diplomatiche fatte da Kerry a Mosca e queste, alla luce degli avvenimenti, prendono un significato reale. Ovviamente gli americani cercano di esercitare pressioni su Mosca per spingere il leader siriano Bashar al-Assad a cedere ai piani di Washington per un cambio di regime. Da alcuni mesi, Kerry si è trovato a richiedere alla Russia “di portare Assad al tavolo dei negoziati “con la finalità di discutere la sparizione del leader siriano ordinata dagli USA”.

La Russia ha detto ripetutamente a Washington ed ai suoi alleati della NATO, Turchia e arabi, che il futuro politico della Siria è una questione sovrana da far decidere soltanto al popolo siriano senza interferenze esterne. Ma gli statunitensi semplicemnte non vogliono saperne. Washington vuole che Assad ed il suo governo siano messi da parte nello schema di cambiamento di regime che perseguono da anni in Siria. Questo schema illecito ed occulto era in marcia da almeno 5 anni, già da prima dello scoppio del conflitto, avvenuto nel Marzo del 2011, uno schema/progetto coperto sotto la mascheratura delle rivolte per le “primavere arabe”.

Questo progetto era collegato con altre operazioni di cambio di regime dirette dagli Stati Uniti in Afghanistan, in Iraq ed in Libia, oltre in altre zone ed era diretto a promuovere l’egemonia geopolitica degli USA nel Medio Oriente, la zona più ricca di risorse petrolifere del pianeta, ed a scalzare l’influenza russa ed iraniana nella regione. Quando il portavoce di Kerry ha detto che “Assad continua a dare quei messaggi negativi per cui “la Russia ha necessità per trattare con lui”, quello a cui si riferisce è il fatto che il presidente siriano non ha intenzione di andarsene fino a quando non sarà il popolo siriano a decidere la sua permanenza o meno. Neppure il governo di Assad fornisce alcuna disponibilità a negoziare con i terroristi.

Assad ha ribadito la sua impostazione, una linea politica condivisa con Russia ed Iran, dopo il vertice saudita, tenutosi a Riyad, dove si erano riunite diverse fazioni dell’opposizione. Lo scopo presunto del vertice in Arabia Saudita, era quello di costituire un fronte unito per anticipare i negoziati che Washington sta promuovendo sulla transizione siriana.

Hanno assistito a questo vertice i rappresentanti dei gruppi di “oppositori” che hanno legami con i gruppi terroristi affiliati ad Al Qaeda, allo Stato Islamico ed a Jabhat Al Nusra. (………………).

Questi gruppi sono tutti appoggiati da Arabia Saudita e Qatar, due Stati che da ultimo hanno sorprendemente annunciato di aver costituito una “alleanza per la lotta al terrorismo” (?!). Il leader eletto della Siria, Bashar al-Assad, ha ogni buon diritto nel rifiutare qualsiasi dialogo con questa “opposizione” ed accusare Arabia Saudita e gli altri stati del Golfo di sostenere e fomentare il terrorismo. I gruppi di “opposizione patriottica” con cui Assad è disponibile ad intrecciare un dialogo, non sono stati neppure invitati al vertice di Rijad.

In ogni modo, ritornando al tentativo di corruzione fatto da Washington con la Russia, la BBC ha informato: “Conflitto in Siria: Kerry cerca di limitare le divisioni con la Russia”. L’interferenza della BBC nello scambio mutuo è un eufemismo. Il punto è che gli USA sono la parte che sta facendo di tutto per “ridurre le divisioni” — ciò significa convincere la Russia ad adottare il loro obiettivo di obbligare Assad a lasciare il potere.

Vista la ultra decennale alleanza strategica della Russia con la Siria e visto che la Russia sa molto bene che cosa significherebbe un cambio di regime che risulterebbe una ricetta per maggiore instabilità nella regione, con il rischio di infiltrazione di terrorismo islamista all’interno del territorio russo, è inconcepibile che la Russia si associ agli obiettivi di Washington.

E qui entra in gioco l’Ucraina, utilizzata come una leva per smuovere la volontà russa di sostenere l’alleato siriano. L’Ucraina rappresenta una minaccia di portare violenza scatenata contro le etnie russe che vivono nel paese o di essere un edulcorante per alleggerire le sanzioni. Non è difficile immaginare che Washington potrebbe dichiarare all’improvviso e con cinismo “che adesso Mosca sta adempiendo a Minsk”ed allora potrebbe (contenendo il governo di Kiev) raccomandare di levare le sanzioni alla Russia anche da parte degli alleati europei che questi hanno imposto sul conflitto in Ucraina inventato l’anno scorso.

Ma la trappola è quella che Mosca dovrebbe corrispondere alle richieste di Washington in Siria. Il detto diplomatico degli USA: “ridurre le differenze”. Le misure a compensazione della corruzione sono quelle che, se Mosca non ottempera, allora in Ucraina si vedrà uno scenario di guerra appoggiato dagli Stati Uniti. I tamburi di guerra stanno già rullando……..

Originariamente pubblicato sul sito Controinformazione.info

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