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Gli Usa rifiutano i siriani: sono sospetti terroristi…

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Sulla crisi siriana l’America ha sempre dettato la linea di tutto l’Occidente e il presidente Obama lo scorso ottobre aveva chiesto alla sua amministrazione di prepararsi ad accogliere almeno diecimila profughi. Ma poi, se si vanno a vedere i numeri, la leadership della Casa Bianca sul contrasto all’Isis non corrisponde a una leadership nell’accoglienza dei profughi. Perché, in realtà, gli Stati Uniti continuano ad essere quasi off limits per i rifugiati in fuga dalla Siria. Basta pensare che dal 2011 ad oggi, dei 4,5 milioni di profughi siriani soltanto 2.647 sono stati accettati dall’America.

E questo nonostante gli sforzi di Obama per rafforzare l’impegno umanitario americano riguardo ai migranti in fuga dal regime di Assad. Eppure il tetto dei diecimila che il presidente avrebbe voluto, provvedimento poi bloccato dalla camera dei rappresentanti Usa, era ben poca cosa rispetto ai 25mila siriani che il Canada si è detto disponibile ad accogliere, oppure i 93mila cui la Germania ha aperto le porte nel solo autunno scorso e i 30mila dalla Francia.

Ma non è solo una questione di egoismi e ipocrisie. Se l’America sbarra le porte ai profughi siriani è perché negli States sulla sicurezza nazionale non si scherza, è una priorità intoccabile anche per i vertici politici più influenti. Dopo l’attentato dell’11 settembre, garantire la difesa del territorio nazionale è diventato un dogma. E se da noi, almeno fino all’attentato di Parigi, ventilare il rischio di terroristi nascosti tra i profughi era un tabù che innescava piccate reazioni contro chi lo violava, le autorità americane sono molto più pragmatiche: considerano i siriani un popolo ad alto rischio perché nel caos bellico in cui da anni è sprofondato il paese mediorientale, non esiste una mappa che consenta di distinguere la vera natura e le alleanze dei vari gruppi combattenti.

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E diventa ancor più difficile indiiduare chi possa aver avuto legami con i gruppi legati all’estremismo islamico se si spalancano le porte a tutti indiscriminatamente. Come accade in Europa, dove nello stesso periodo di tempo, 2011-2015, sono stati accolti 800mila profughi dalla Siria, secondo i dati dell’Unhcr. E questo dovrebbe farci riflettere anche sulla differenza con le nostre politiche di accoglienza.Negli Stati Uniti tutti gli immigrati sono sottoposti a particolari screening antiterrorismo che durano 18 mesi.

Per i siriani sono previsti controlli ulteriori, verifiche su misura codificate in un apposito protocollo definito Enhanced Syrian Review. Le condizioni per essere accolti sono durissime. La difesa, l’Fbi e la sicurezza nazionale devono certificare che ciascun rifugiato non rappresenti una minaccia per la sicurezza nazionale. Un percorso così complesso che il semaforo verde diventa un evento rarissimo. Di fatto la necessità di queste certificazioni blocca il programma di accoglienza annunciato dall’amministrazione di Barack Obama per il prossimo anno, anche se la Casa Bianca ha fatto sapere che è pronta a forzare la mano se quest’anno il programma minimo di accoglienza verrà nuovamente bloccato.

Fonte: Qui

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