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I musulmani milanesi: “L’Europa deve capire l’islam”

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Dopo la strage di Parigi, la comunità islamica milanese ha organizzato raduni di solidarietà, comunicati, fiaccolate.

Poche condanne, poche parole spese per esprimere solidarietà nei confronti delle oltre 130 vittime. Per avere dichiarazioni esplicite siamo andati direttamente nei centri islamici di Via Padova e Viale Jenner, i più noti e conosciuti della metropoli. Telecamera alla mano, entriamo al civico 144 di via Padova dove troviamo una cinquantina di persone in preghiera. Chiediamo di poter parlare con il responsabile e ci fanno attendere qualche minuto. Nel frattempo un ragazzo entra, ci fa togliere le scarpe, rimaniamo scalzi e poi mi domanda: “Italiana?”, rispondo di sì e mi chiede se posso mettere la sciarpa in testa per coprirmi i capelli. “È la regola”, dice. Mi metto la sciarpa in testa in modo da coprirmi i capelli. Finita la preghiera parlo, a telecamere spente, con il responsabile Benaissa Bounegab, Presidente della casa della cultura islamica di via Padova.

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“Noi come comunità islamica di viale Padova condanniamo questo sporco gesto. Lo condanniamo al massimo. Non vedo perché dobbiamo prenderci la responsabilità di un gesto che non abbiamo commesso noi. Qui la gente viene tutti i giorni per pregare, siamo gente che lavora e che fa fatica ad arrivare a fine mese”. Con la sua autorizzazione ci spostiamo fuori per fare qualche intervista, ma non tutti gradiscono la nostra presenza: “Non potete venire qui e intervistare chiunque, qui purtroppo siamo tanti stranieri e molti non parlano bene italiano. Dovete chiedere il permesso ai responsabili e intervistare le persone adatte”. Insomma, le persone adatte devono essere selezionate e indicate dai diretti responsabili del centro, per evitare, ci dicono di “cadere nelle trappole dei giornalisti”. Cerchiamo di avere qualche commento, qualcuno ci dice che questo attentato “non sarà l’ultimo, succedono tante cose brutte e ci sono tanti problemi anche in Siria e in Pakistan!”. Un giovane musulmano con tanto di dito puntato dice: “Il mondo deve capire che l’islam non centra niente con l’Isis!”. Ma che soluzione propongono? La risposta sembra piuttosto chiara “L’Europa deve prima capire l’islam e poi i musulmani”. Insomma, ancora una volta siamo noi a dover capire loro.

Da viale Padova ci spostiamo in viale Jenner, al civico 50, in una struttura, o meglio un garage, che tutti i giorni ospita centinaia di musulmani. Bandite le telecamere, il fondatore Abdel Hamid Shaari ci dice che non possiamo fare riprese “non qui, questo è nostro, siamo in affitto”. Ci spostiamo sulla strada, raggiungiamo un bar, giriamo l’angolo e finalmente ci fermiamo per qualche domanda. “Non è una guerra, una guerra deve essere dichiarata, questa è solo un’aggressione vigliacca” risponde Shaari, e continua “esprimiamo solidarietà con le persone che sono state ammazzate”. Un tono pacato, sicuramente diplomatico come sempre. Eppure, qualche parola in più di condanna contro i terroristi poteva essere spesa.

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