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I rischi del nuovo “ius soli”: difficile espellere i sospetti

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I nuovi boia sono, anche, figli di Francia. Immigrati musulmani diventati a tutti gli effetti cittadini a cui il Paese ha rilasciato passaporto e carta d’identità attraverso le maglie larghe della normativa sul diritto di cittadinanza, ma che ora riscopre come potenziali kamikaze.

Insieme alla beffa di non poterli allontanare tanto agevolmente. Perché si tratta pur sempre di cittadini francesi, non di stranieri irregolari. Il che complica le cose. Anche perché sono cinquemila quelli marchiati dall’antiterrorismo con la «S» che sta per «minaccia alla sicurezza dello Stato», perché sospettati di radicalismo islamico.

Praticamente un esercito. Possibili lupi solitari, fanatici religiosi o silenziosi proseliti indottrinati in quartieri di fiancheggiatori dell’Is. Ma la volontà del primo ministro Manuel Valls, che all’indomani degli attentati di venerdì ha annunciato di voler procedere rapidamente con allontanamenti massicci dal suolo francese di soggetti già «attenzionati» dall’intelligence, si scontra con i paletti del diritto che legano le mani al governo.Un paradosso drammatico, quello con cui rischia di misurarsi la sicurezza francese nelle ore più difficili per un Paese che si ritrova abitato dalla minaccia jihadista, tanto da spingere il presidente Hollande, ieri, a chiedere al Parlamento di modificare la Costituzione «per far fronte alla minaccia dei terroristi» e consentire espulsioni più rapide. Come, per esempio, le 45 che nel 2015 il ministero dell’Interno ha eseguito nei confronti di altrettanti soggetti che sono stati respinti dal territorio italiano perché in qualche modo legati al terrorismo islamico. E pensare che non basterà più, forse, un semplice provvedimento prefettizio, per intimare ai sospettati di andarsene. Proprio nell’era del terrore, lo ius soli «soft» made in Italy ha appena incassato l’ok della Camera, lo scorso ottobre. La legge che concede ai genitori stranieri residenti nel nostro Paese da almeno cinque anni il diritto di ottenere più facilmente per i propri figli nati in Italia la cittadinanza, sembra non aver fatto tutti i conti con l’offensiva lanciata al cuore dell’Europa da mani munite di passaporti comunitari.Intanto il ddl sul diritto di cittadinanza «mitigato», a firma Pd, approda al Senato. Prevede anche che anche i minori arrivati in Italia sotto i dodici anni possano ottenere la cittadinanza se hanno «frequentato regolarmente, per almeno cinque anni nel territorio nazionale istituti scolastici appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale idonei al conseguimento di una qualifica professionale».

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I giovani arrivati nel Paese tra i 12 e i 18 anni potranno ottenere la cittadinanza dopo aver risieduto legalmente in Italia per almeno sei anni e aver frequentato «un ciclo scolastico, con il conseguimento del titolo conclusivo». In categorie come queste rientrerebbe perfettamente ad esempio Mohamed Merah, l’attentatore della scuola ebraica di Tolosa, la città in cui era nato da genitori maghrebini. Dunque, fosse nato a Pavia o Catania, con la nuova legge non sarebbe stato possibile espellerlo, come non lo è stato in Francia dove pure era stato individuato come sospetto.Le espulsioni rivendicate da Alfano appena lo scorso settembre contano 45 soggetti allontanati nel 2015; 48 se si considerano i dati da dicembre 2014. Ma il numero sale a 228 se si guarda al totale dal 2002 a oggi. In futuro saranno possibili?

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