Il Consiglio di Stato boccia il decreto sul canone Rai in bolletta

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Una veduta generale della sede della Rai di viale Mazzini, 22 ottobre 2013, a Roma. ANSA/CLAUDIO ONORATI

Doccia fredda per Renzi. Il Consiglio di Stato boccia il decreto: “Va riscritto”. Non chiarisce chi paga e chi no. E poi manca la definizione di “apparecchio tv”

Il Consiglio di Stato stoppa il decreto sul canone Rai.

La bocciatura, riportata oggi da Repubblica, arriva quando mancano ormai poche settimane alla prima bolletta elettrica contenente l’imposta sulla tivù.

Il decreto, scritto dal ministero dello Sviluppo Economico, non solo manca di dare una “definizione di apparecchio tv”, ma non precisa nemmeno che ilcanone si versa una volta sola, anche se il contribuente possiede più televisori in casa. Il Consiglio di Stato ha, quindi, invitato il legislatore a specificare che “la famiglia deve versare la gabella un’unica volta e soltanto se possiede un televisione che riceve i programmi in modo diretto oppure attraverso il decoder”. “In questo modo – spiega Aldo Fontanarosa su Repubblica – il decreto chiarirà una volta e per sempre che non si deve pagare niente quando si hanno uno ‘smartphone o un tablet‘ che pure riescono oggi a intercettare il segnale televisivo”.

Secondo il Consiglio di Stato , la riscossione del nuovo canone pone un problema di privacy dal momento che Anagrafe tributaria, Autorità per l’energia elettrica, Acquirente unico, Ministero dell’interno, Comuni e società private saranno chiamati a scambiarsi un’elevata mole di dati. Tuttavia il decreto non assicura mai “il rispetto delle normativa sulla riservatezza”. Lo stesso vale per la”definizione delle categorie di utenti tenute al pagamento dell’imposta” e per la dichiarazione da inviare all’Agenzia delle Entrate per attestare di non avere il televisore. “Gli adempimenti in capo a chi non deve versare la gabella tv – si legge su Repubblica – sono tali da imporre allo Stato una campagna d’informazione capillare, che il decreto però si guarda bene dal chiedere”.

Sotto accusa non c’è solo il ministero dello Sviluppo economico. Anche il dicastero dell’Economia non ha dato un formale via libera ma si è limitato a “una presa d’atto dell’esistenza”

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