Il Sud con Salvini

Il governo non fa prevenzione sui foreign fighters

Parigi non insegna. Gli attentati del Bataclan e dello Stade de France compiuti da terroristi nati in casa “nostra” non hanno evidentemente messo in allarme il governo Renzi.

Che secondo gli analisti non fa “prevenzione, dato lo scarso numero” di persone ritenute pericolose.

La lotta al jihadismo si combatte anche mettendo fine alla piaga dei foreign fighters, fanatici islamici che vanno e vengono dalla Siria per combattere con lo Stato Islamico. La situazione italiana, secondo gli esperti, è molto simile a quella americana. Uno studio del Program on Extremism della George Washington University ha messo sotto la lente di ingrandimento le caratteristiche di 71 reclute americane: sono maschi, residenti negli Usa e con l’età media di 26 anni. Cifre simili a quelle date dal ministero dell’Interno italiano (83 combattenti).

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“Per certi versi il panorama jihadista italiano e statunitense si assomigliano molto”, spiega alCorriere Lorenzo Vidino esperto di terrorismo e autore con Seamus Hughes del rapporto, sia per i numeri che per l’assenza di un ambiente salafita atto a reclutare. “Sia negli Stati Uniti che in Italia – aggiunge Vidino – i ragazzi si auto reclutano per lo più su internet ma poi difficilmente trovano figure di riferimento nel mondo reale che permettano loro di continuare il percorso di radicalizzazione”. La differenza è che “in Italia non abbiamo politiche di integrazione. Negli Usa invece la famiglia musulmana media ha un reddito più alto della media americana, vive nei bei quartieri”.

L’indottrinamento dalle nostre parti avviene in internet. Lo dimostrano le vicende di Merano e quella di Maria Giulia Sergio, in arte (jihadista) “Fatima”. “Attenzione – avverte però l’esperto – a pensare che si possa diventare jihadisti solo guardando qualche sito o qualche account. Sono necessari anche una serie di contatti che è più facile trovare in quei paesi dove i gruppi salafiti sono più potenti”. Ma la cosa più assurda che accomuna Italia e Usa è che “entrambi i governi non fanno prevenzione, dato anche lo scarso numero di foreign fighters”.

In barba al detto: prevenire è meglio che curare.

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