IL MINISTRO DELL’INTERNO DEL BELGIO: L’INTEGRAZIONE E’ FALLITA. LE COMUNITA’ MUSULMANE SONO UN CANCRO DELLA SOCIETA’

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BRUXELLES –  Il Belgio fatica ancora a riprendersi dallo shock degli attentati del 22 marzo scorso all’aeroporto ed in una stazione della metropolitana di Bruxelles, mentre infuriano le polemiche intorno alle politiche di integrazione dell’immigrazione musulmana.

Questa mattina, il quotidiano “Le Soir” rivela come poco dopo la diffusione delle notizie degli attentati del 22 marzo in un quartiere periferico della capitale belga “gruppi di persone hanno festeggiato” e la polizia successivamente ha arrestato due persone di questi gruppi di fiancheggiatori del terrorismo islamico.

La notizia  riferita da Le Soir – che è anche il principale quotidiano di Buxelles – in qualche modo conferma le parole del ministro dell’Interno Jan Jambon che nel fine settimana appena trascorso avevano riattizzato lo scontro politico, sociale, culturale e religioso incendiando gli animi dei belgi che sempre più numerosi chiedono che la loro nazione sia ripulita da questa feccia islamica che festeggia le morti di decine di innocenti uccisi a tradimento da terroristi islamici.

Il ministro dell’Interno Jambon, esponente di punta del partito nazionalista fiammingo N-Va, aveva detto in una trasmissione televisiva che “una parte significativa della popolazione musulmana aveva ballato in occasione degli attentati”.

Jambon aveva anche ricordato il “lancio di pietre e di bottiglie contro la polizia e la stampa durante l’arresto di Salah Abdeslam il 18 marzo scorso”.

Secondo il ministro dell’Interno, i terroristi sono solo un sintomo che rivela l’esistenza di un cancro nella societa’ molto difficile estirpare: la radicalizzazione dei figli di terza e quarta generazione dell’immigrazione ormai “ha radici troppo profonde” che il Belgio “ha ignorato per anni”.

In sostanza, il ministro dell’Interno del Belgio ha detto che la politica di integrazione dei mussulmani e’ fallita.

Alle dichiarazioni di Jambon ed alla conferma di quanto egli ha detto con la notizia pubblicata delle feste di piazza nei quartieri islamici della periferia di Bruxelles per la “riuscita degli attentati”, Le Soir contrappone sempre oggi anche l’intervento del filosofo Bleri Lleshi che scrive che “e’ sbagliato stigmatizzare un’intera comunita’ e quartieri interi, mentre invece si dovrebbe trattare le cause dell’estremismo” perchè secondo il filosofo di origine albanese “i festeggiamenti degli attentati sarebbero un effetto della partecipazione del Belgio ai bombardamenti ed agli atti di guerra in Siria ed Iraq conto l’Isis”. Esattamente quanto sostengono i tagliagole che hanno rivendicato dalla Siria i massacri di Bruxelles.

Per questo articolo, Le Soir è stato sommerso di telefonate d’insulti, arrivate a centinaia alla sede del giornale a Bruxelles.

E per capire il clima sociale e politico che si respira in Belgio, in forte segnale arriva dal fallimento ieri della “marcia contro l’odio” organizzata dalle sinistre a Bruxellese: gli organizzatori speravano in almeno 15 mila partecipanti; invece c’erano appena 3 mila persone nel primo pomeriggio alla stazione Nord per la partenza del corteo e ancora meno al comizio finale in Place de Bourse, luogo-simbolo della mobilitazione civile dopo gli attentati, al quale hanno parlato anche esponenti islamici del Belgio. Alla manifestazione avrebbero dovuto partecipare in massa le comunità musulmane del Belgio, invece in piazza al massimo, di quelle comunità, c’erano un centinaio di membri. Tutti rigorosamente uomini.

Fonte: Il Nord