Il piano dell’ingegner Hofer: “Non siamo assistenti sociali”

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Considerato un populista dal volto buono è noto per i toni pacati. Ma vuol chiudere il Brennero e dell’islam dice: non colonizzerà il Paese

E pensare che all’inizio non voleva correre per la poltrona di presidente federale. «Sinceramente sono troppo giovane», aveva spiegato il 45enne Norbert Hofer a dicembre. «Forse tra dodici anni». Alla fine i suoi compagni di partito sono riusciti a convincerlo a cambiare idea. E così, neanche dodici mesi dopo, il candidato della destra populista austriaca ha sbaragliato la concorrenza al primo turno delle presidenziali e se la vedrà il 22 maggio con quell’Alexander Van der Bellen.

 

Un risultato che si spiega anche con l’immagine che Hofer è riuscito a darsi: mentre il leader della Fpö, Heinz-Christian Strache, è noto per i suoi toni radicali, Hofer viene descritto piuttosto come il «volto buono» dei populisti. Un’immagine che lui stesso conferma a caldo alla Hofburg, la residenza del presidente austriaco, dove tutti i candidati si sono ritrovati ieri dopo le prime proiezioni.

È preoccupato dalle reazioni che il suo successo potrebbe scatenare in Europa? «Posso dire a tutti i politici in Europa che nessuno deve aver paura di me, sono una persona molto gentile, costruttiva, che esprime chiaramente le sue posizioni, mi prendo cura dell’Austria e ciò è positivo anche per l’Europa», spiega Hofer. Sorpreso dal risultato? «Sono contento», sorride. «Già in campagna elettorale ho notato che l’atmosfera era molto positiva, ci sono molte persone che vogliono una politica diversa».

Al di là della reputazione di «moderato», in realtà, nella sostanza le sue posizioni non sono meno radicali di quelle del resto della formazione che fu di Jörg Haider. In fondo Hofer, ex ingegnere della compagnia Lauda Air e oggi numero due di Strache e vicepresidente della Camera dei deputati austriaca, è l’ideologo del partito: il programma della Fpö porta la sua firma.

Hofer, che prega ogni giorno e gira sempre con un crocifisso di legno in tasca («ce l’ho anche oggi, sono cristiano», spiega), è contrario all’aborto, alle unioni tra persone dello stesso sesso e alle adozioni per le coppie omosessuali. In materia di migranti, è un sostenitore della linea dura e in passato ha chiesto un’«immigrazione negativa». «Non siamo l’ufficio di assistenza sociale del mondo», ha detto venerdì durante il comizio conclusivo della sua campagna elettorale. Sul Brennero, ha spiegato che «finché i confini esterni dell’area Schengen non funzionano, saremo costretti a chiuderlo temporaneamente», lasciando intendere che la misura potrebbe durare fino a un anno.

È contrario all’ingresso della Turchia nella Ue e al Trattato transatlantico Ttip, chiede la democrazia diretta sul modello svizzero ed è critico sull’Islam. «L’Islam non fa parte dell’Austria, non voglio che l’Austria diventi in futuro un Paese a maggioranza musulmana», ha chiarito chiudendo la sua campagna elettorale.

«Se verrò eletto presidente – ha aggiunto -, la massima che guiderà tutte le mie decisioni sarà “l’Austria prima di tutto” e scioglierò il governo se agirà contro gli interessi del Paese».

A seguito di un incidente col parapendio avvenuto nel 2003 Hofer ha una paraplegia parziale e cammina appoggiandosi a un bastone. Un aspetto tematizzato apertamente dal suo partito in campagna elettorale, che l’ha presentato come esempio di una persona che non molla mai.

Il 22 maggio potrebbe essere lui il primo presidente della destra populista nella storia dell’Austria.

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