Imbarazzo per la candidata Pd: la madre celebra i jihadisti su Fb

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Spuntano foto e commenti a favore dei jihadisti di Hamas sul profilo della mamma di Sumaya Abdel Qader, la candidata Pd in lista con Beppe Sala. La situazione diventa imbarazzante

L’alleanza alle amministrative milanesi di Beppe Sala con l’islamismo politico diventa sempre più imbarazzante. Non bastavano i legami già messi in evidenza tra la candidata Pd, Sumaya Abdel Qader, e la rete islamista vicina ai Fratelli Musulmani.

Non era sufficiente la candidatura di Sameh Meligy, legato all’Alleanza Islamica d’Italia (espressione dei Fratelli Musulmani), pronto a correre per la zona 4 di Milano e fotografato assieme a Beppe Sala. Candidatura che veniva ritirata dopo le polemiche scoppiate in seguito a una foto di Meligy assieme al predicatore legato ai Fratelli Musulmani kuwaitiani, Tareq al-Suwaidan, al quale è stato recentemente vietato l’ingresso in Italia poiché dal 2014 sulla blacklist dell’area Schengen e la cui enciclopedia illustrata sugli ebrei è ben più pericolosa del Mein Kampf.

Swaiden è noto per dichiarazioni come: “La Palestina non sarà liberata se non coljihad. Nulla può essere ottenuto se non attraverso il sangue. Gli ebrei incontreranno la loro fine per mano nostra”. In un’altra esternazione, al-Swaiden faceva riferimento alla lapidazione per gli omosessuali, come documentato dal Memri.

Nonostante ciò, Meligy è stato fotografato in questi giorni assieme all’assessore alle politiche sociali, Pierfrancesco Majorino, e a Sumaya, durante i volantinaggi del Pd a favore di Beppe Sala. Può dunque valer la pena chiedersi cosa ci facesse.

Non erano poi sufficienti i gravi post pubblicati dal marito di Sumaya, Abdallah Kabakebbji, sostenitore di Hamas, nei confronti di Israele, definito un “errore storico”, “una truffa” e con tanto di suggerimento “ctrl-alt- canc” per risolvere il problema.

La madre di Sumaya celebra i jihadisti di Hamas

Ora emerge che il profilo Facebook della mamma di Sumaya Abdel Qader, a nome “Zubayda Khalil”, è piena di post e immagini dove inneggia alla “resistenza”, a Hamas e alle brigate Ezzidin al-Qassam, braccio armato dell’organizzazione islamista. Decine e decine di foto sulla “resistenza islamista palestinese” (guarda la gallery), un vero e proprio chiodo fisso.

Nel profilo della Khalil compaiono uomini in mimetica, armati di mitra, lanciarazzi, incappucciati e con le immancabili fascette dei martiri legate in fronte.

In un altro post dove vengono ritratti tre “martiri”, la Khalil invoca la vendetta divina contro le spie ignote che hanno portato alla loro morte. I tre personaggi sono niente meno che Raed al-Attar, Mohammed Abu Shamalah e Mohammed Barhoum, tre comandanti militari di Hamas. I tre erano ricercati sia da Israele che dall’Egitto; al- Attar era tra l’altro considerato uno degli organizzatori del sequestro di Gilad Shalit.

Non mancano poi le immagini dei leader storici di Hamas, Khaled Meshaal, Ismail Haniyeh e Raed Salah.

In un’immagine postata nel luglio 2014 viene elogiato il leader di Hamas, Khaled Meshaal, che appare in foto mentre sullo sfondo compaiono due jihadisti, le immagini di Gilad Shalit e Hadar Cohen (soldati sequestrati da Hamas) e le foto di bare israeliane.

In un altro post a favore della “resistenza” si vede Ismail Haniyeh mentre bacia la mano di un jihadista delle brigate Ezzedin al-Qassam.

Hamas, braccio palestinese dei Fratelli Musulmani, è responsabile di numerosi attacchi nei confronti di civili, israeliani ma anche palestinesi “non allineati”. Nel 2014 l’Egitto aveva messo al bando Hamas, con l’accusa di supportare la campagna di sanguinosi attentati portata avanti dal gruppo Ansar Bayt al-Maqdis, iniziata subito dopo la deposizione di Mohamed Morsi.

In effetti sul profilo della Khalil non mancano neanche post celebrativi di Morsi e di Erdogan, entrambi legati all’area islamista dei Fratelli Musulmani.

Non manca poi la foto di famiglia con Sumaya, Abdallah e con Muhammad Abdel- Qader, marito della Khalil nonchè imam di Perugia, fotografato a un evento ufficiale mentre stringeva la mano a Mohamed Morsi.

Si attendono risposte esaustive

A questo punto Beppe Sala e Sumaya Abdel Qader dovrebbero fornire subito delle spiegazioni più che esaustive, visto che gli elementi che emergono, gli ultimi dei quali di una certa gravità, iniziano ad accumularsi, mettendo in discussione la presentabilità della candidata Pd.

Cosa pensa Sumaya di Hamas e delle brigate Ezzedin al-Qassam? Come si pone di fronte a questioni come l’omosessualità e i matrimoni gay? È in linea o no con le posizioni di predicatori della Fratellanza come Yusuf Qaradawi e Tarek al-Swaidan, secondo i quali l’omosessualità, seguendo le direttive della sharia, sarebbe punibile con la condanna a morte?

Curiosamente, Sumaya si è sentita poco, molto poco, troppo poco sui media e non ha così potuto rispondere a domande su tali importanti temi.

Sala deve tener bene a mente che musulmani e Fratelli Musulmani non sono sinonimi. Inglobare nel Pd milanese personaggi legati a un’ideologia politica islamista significa discriminare gran parte dei musulmani che non si riconoscono in tale ideologia e che non apprezzano l’infiltrazione della politica nei luoghi di culto.

Fonte: Il Giornale